La televisione cinese Cctv2 travolta da arresti e censura. Il vero scopo è il controllo dei media

PECHINO – La campagna anticorruzione portata avanti sotto la leadership di Xi Jinping non conosce riposo. E uno dei suoi strumenti più utilizzati è la televisione di Stato. La Cctv ha trasmesso confessioni, processi e documentari su personaggi di spicco della politica e dell’imprenditoria caduti nella rete della Commissione disciplinare del Partito.

Nella foto il grattacielo sede della tv di Stato cinese Cctv

Ma ora la campagna tocca i più alti quadri proprio della televisione. Almeno 15 delle sue facce più conosciute sono finite nelle maglie di quella detenzione preventiva che in Cina va sotto il nome di shanggui. Il cerchio sembra stringersi soprattutto su Cctv2, il canale finanziario. Le indagini si concentrano su tangenti e rapporti “non ortodossi” con alti dirigenti di Partito. Nessuno sa esattamente cosa stia succedendo ma molti dei progetti più innovativi sono stati interrotti.

Persone a conoscenza dei fatti hanno raccontato al New York Times di aver nel frattempo ricevuto direttive per concentrarsi più su storie “vecchio stile” tipo quelle su “contadini e lavoratori migranti” e che pongano l’enfasi su “valori morali e virtù sociali”.

Lo Stato nello Stato

La televisione di Stato è da sempre lo strumento più potente nelle mani della propaganda del Partito comunista cinese. I palazzi della Cctv sono considerati una sorta di “Stato nello Stato

Lo chiamano “i pantaloni”. E ormai il grattacielo di Rem Koolhaas che ospita il quartier generale della televisione di Stato cinese è un vero e proprio landmark della città di Pechino.

Quanto a imponenza e impatto scenografico non ha nulla da invidiare alla città proibita o allo stadio a nido di uccello. Non solo. La televisione di Stato è da sempre lo strumento più potente nelle mani della propaganda del Partito comunista cinese.

I palazzi della Cctv sono considerati una sorta di “Stato nello Stato”, un enclave di potenti con un solo obbligo: non pestare i piedi alla politica. O meglio, assecondarla. E la televisione è tornata ad avere un ruolo centrale per la campagna contro la corruzione guidata dal presidente Xi Jinping. Durante il Gran galà di capodanno di quest’anno – il programma che con i suoi 700 milioni di spettatori è probabilmente tra i più visti del mondo – sono stati trasmessi due sketch in cui, dopo essere stato deriso, il corrotto di turno decideva di consegnarsi nelle mani delle autorità.

Una sceneggiatura scritta con l’aiuto della Commissione disciplinare per le ispezioni disciplinari guidata da Wang Qishan, sodale del presidente fin dalla gioventù. È un chiaro messaggio: nel 2014 la Commissione disciplinare ha consegnato alla legge quasi 72mila funzionari corrotti (e il 99 per cento è stato giudicato colpevole). Nel 2015 farà altrettanto.

LinKinchiesta,24/03/2015

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