La strage degli innocenti cinesi

La politica del figlio unico in Cina, come viene applicata con la violenza e contro i diritti dell’uomo sanciti dalle Nazioni Unite. Marco Tosatti su www.lastampa.it.Usciamo – come talvolta ci capita – dai temi consueti perché ci è venuto sotto gli occhi un libro pubblicato da Guerini e Associati e scritto da Harry WU, della Laogai Research Foundation(Strage di innocenti, la politica del figlio unico in Cina, 184 pagine, 21,50 euro). Ne parliamo perché conoscevamo solo di sfuggita il problema, che a quanto scrivono i ricercatori ha aspetti assolutamente drammatici. “La pianificazione familiare cinese in Occidente si considererebbe illegale e moralmente riprovevole: in Cina si considera una necessità economica. Per combattere la crescita della popolazione che giudica insostenibile, il governo cinese ha istituito la politica del figlio unico. – è scritto nell’introduzione del volume -. In teoria sembra un piano sociale per la pianificazione familiare, ma in pratica consiste in aborti e sterilizzazioni forzate, pestaggi, multe e distruzione delle proprietà. Le nascite devono essere stabilite dallo Stato. Per le donne che hanno più di due bambini o che aspettano il primo figlio senza l’approvazione di una “cellula di controllo della popolazione” la punizione è rapida e dolorosa”.
Alcuni aspetti della politica di repressione sono agghiaccianti. E’ noto il caso di Jin Yani, una giovane donna incinta di nove mesi che è stata sottoposta ad aborto forzato per aver portato avanti una gravidanza senza avere il permesso, nonostante attendesse il suo primo figlio. “I casi come quello di Jin Yani non sono rari in Cina”, e sono presenti casi che non più possibile classificare come aborti, ma come infanticidio, in cui neonati (la racconta un contadino, di nome Huang Qiusheng) sono stati uccisi perché frutto di una gravidanza illegale.
Ovviamente le vittime principali, insieme ai bambini, sono le madri. “Mentre per la donna l’aborto volontario rappresenta un trauma – scrive il libro – l’aborto forzato rappresenta un incubo. Infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Cina ha la maggior percentuale del mondo di suicidi femminili ed è l’unica nazione dove la maggioranza dei suicidi sono compiuti da donne e non da maschi, come in tutti gli altri paesi”, Secondo un reportage della BBC ogni anno in Cina un milione e mezzo di donne cercano di suicidarsi, e circa cinquecento al giorno riescono a togliersi la vita.

Link su La Stampa.it

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.