La storica sede del Poligrafico dello Stato diventa cinese

La conquista di Roma da parte dei cinesi non è più circoscritta ai ristoranti, al quartiere Esquilino o ai tantissimi bazar di “cineserie” che durano il tempo di un utilizzo e poi sono da buttare. Questa volta i cinesi si sono aggiudicati un pezzo di storia e di identità del nostro Paese e non solo di Roma.

Parliamo dello storico palazzo di Piazza Verdi 10 che dal 1928 al 2010 ha ospitato gli uffici e le officine carte e valori dell’ Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. I lavori di costruzione del palazzo iniziarono nel 1914 e dovevano ospitare la Corte dei Conti ma, a causa della guerra, furono interrotti per riprendere nel 1918 per avere come destinazione d’uso la sede centrale degli uffici postali.

Nel 1925 si optò, invece, per modificare il progetto e trasformare l’immobile nella sede della Regia Officina Carte e Valori denominato poi Istituto Poligrafico dello Stato per poi, nel 1978, accorpare anche la Zecca e divenire il mitico IPZS. La sede di Piazza Verdi fu inaugurata da Benito Mussolini e iniziò subito la sua produzione al servizio dello Stato Italiano con la stampa di carte d’identità, passaporti, francobolli e tutto ciò che era connesso alla stampa di valori statali e esigenze di modulistica pubblica.

Fino agli anni settanta era l’industria più grande del Lazio e occupava oltre 6.000 dipendenti. Per concessione della Banca d’Italia stampava anche banconote di piccolo taglio e nel 1982 fu la prima a brevettare e produrre la prima moneta bimetallica.

Nacque così la moneta da 500 lire, coniata però nello stabilimento della Zecca di via Principe Umberto, che è stata anche la prima moneta a presentare il valore anche in braille per i non vedenti. Il successo di quella moneta fu tale che un suo esemplare è conservato al British Museum di Londra. Con la cessazione del monopolio di stampa dei formulari dello Stato, cosiddetti “comuni”, i ministeri cominciarono a servirsi di tipografie private creando notevoli esuberi di personale tanto che alla fine degli anni ’90 ci fu una legge che favorì l’esodo di gran parte dei dipendenti che oggi sono poco più di 1500 unità.

A seguito di questa riduzione di competenze e di personale si è deciso di chiudere la storica sede di Piazza Verdi, 10 e trasferire tutto ciò che restava delle vecchie officine carte e valori presso lo stabilimento Salario entrato in funzione nel 1969 e dove era concentrata tutta la stampa delle lavorazioni cosiddette comuni. Nello stabilimento di piazza Verdi venivano anche lavorati i prodotti della stamperia d’arte che andavano da riproduzioni di quadri famosi a testi antichi riprodotti fedelmente con gli stessi caratteri d’epoca.

Il Poligrafico di Piazza Verdi si può dire che ha stampato la storia dell’Italia del Novecento grazie alla professionalità dei suoi dipendenti e soprattutto grazie alla “mission” che lo Stato aveva assegnato a questa grande tipografia che era apprezzata in tutto il mondo.

Anche la prestigiosa Enciclopedia Treccani veniva inizialmente stampata in Piazza Verdi con criteri che, pur non rinnegando la tradizione artigianale del vecchio mestiere dello stampatore, si avvaleva delle tecnologie che di anno in anno, di fatto, hanno ridotto l’intervento manuale sia di stampatori che di personale allestitore.

Insomma in quello stabilimento di piazza Verdi con la sua facciata monumentale stile umbertino, quel maestoso scalone d’onore alla cui base troneggia una statua di bronzo raffigurante una misteriosa signora che regge un candelabro, con i suoi saloni dagli alti soffitti e dai marmi preziosi c’è un pezzo importante della storia culturale del nostro Paese.

Questo pezzo di storia finirà in mano ad una società che lo trasformerà in un mega albergo della catena cinese di proprietà della Rosewood, società controllata da New World China Land, holding e quotata alla Borsa di Hong Kong. In quel luogo che, specie per chi è stato dipendente del Poligrafico, rappresenta, a modo suo, quasi una zona sacra sorgeranno 200 camere, un centro congressi, ristoranti, piscina, spa, oltre a 50 residenze private e uffici gestiti dalla stessa impresa cinese.

La ristrutturazione avrà un costo di 150 milioni. Se si pensa che tutta la superficie interessata a questo tipo di ristrutturazione è di circa 54 mila mq abbiamo un costo unitario di poco più di 2.700 euro a metro quadrato.

Indubbiamente un vero affare… per i cinesi mentre per noi romani, soprattutto per gli ex dipendenti, vedere questo edificio trasformarsi in un albergo di lusso, che non potrà essere nemmeno accessibile a tutti, non può che provocare un pizzico di tristezza.

Forse c’erano altri modi per “sfruttare” quel prestigioso immobile senza il bisogno di passare sopra un pezzo di identità italiana facendo finta che non c’erano altre soluzioni. Qualcuno dirà che questa operazione produrrà nuovi posti di lavoro e contribuirà a dare soluzioni ad un mercato turistico di nicchia che non trova adeguate risposte nelle strutture esistenti nella Capitale.

Forse sarà così ma nonostante tutto non riusciamo ad essere felici e a sorridere davanti a questa soluzione. I lavori di ristrutturazione inizieranno entro la fine dell’estate prossima dopo che dal 3 all’11 luglio i romani potranno dare l’ultimo saluto al Poligrafico di piazza Verdi grazie ad una serie di manifestazioni culturali che si terranno all’interno delle ex officine carte e valori.

Sarà come andare a quei funerali di stile irlandese dove, ricordando lo scomparso, si mangia si beve e, apparentemente, ci si diverte ma dentro la tristezza per la perdita è enorme. Non rimane che rassegnarci, la vita continua… ma piazza Verdi, senza il Poligrafico, non sarà più la stessa.

L’ultima battuta.it,28/01/2016

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