La storia di un pescatore del Fiume Giallo, un pescatore di cadaveri

Dall’articolo di Martin Patience di BBC News, una storia triste e commovente che testimonia l’umanità della gente comune, in Cina. L’attaccamento alla legge naturale della sacralità del corpo e del culto dei defunti, che 70 anni di materialismo non sono riusciti a sradicare.


Sulle rive del Fiume Giallo, presso la città di Lanzhou, Wei Xinpeng, barcaiolo di 55 anni, ha intrapreso una macabra  attività: anziché pesci, pesca corpi umani che poi vende alle famiglie in lutto.
“Rendo ai morti la loro dignità”, dice Wei. E le famiglie dei morti gliene sono grati, tanto che nella quasi totalità dei casi pagano fino a 500 dollari per riavere il corpo del loro caro estinto, dopo che lo hanno riconosciuto. In sette anni ha ripescato circa 500 corpi: uccisi, affogati per incidente, suicidi. “Gente che è comunque morta in modo crudele”. Dopo ogni ritrovamento Wei pubblica un annuncio con la descrizione sui giornali locali. Le famiglie li telefonano, si incontrano sul fiume, Wei li accompagna in barca e mostra loro i corpi che deposita in un’insenatura sicura da dove la corrente non può portarli via. Una volta ha ritrovato il corpo di un funzionario del Partito Comunista. Quella volta fu costretto a restituirlo gratuitamente.
Egli comunque difende il suo lavoro: sostiene che le autorità lascerebbero i morti a marcire nel fiume, mentre essi hanno diritto a una sepoltura dignitosa. Inoltre Wei ha perso il suo unico figlio, scomparso nel fiume, e non ha mai più ritrovato il corpo. Ciò gli ha causato tanto dolore, che ora sente di svolgere una vera e propria missione. Il barcaiolo ha vissuto mezzo secolo di grandi cambiamenti in Cina: ma ogni giorno, a pesca sul Fiume Giallo, egli vede il lato oscuro dello sviluppo e del progresso: il clamore per la crescita economica qui sembra completamente spazzato via.

Per leggere l’articolo per intero, in Inglese clicca qui

L’insenatura dove Wei tiene i corpi in attesa di riconoscimento

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