La risposta cinese a House of Cards Prodotta dalla Procura del Popolo

«Signore e signori, non c’è nessuna “House of Cards” in Cina», ha detto il presidente Xi Jinping a settembre in un discorso negli Stati Uniti. La frase di Xi aveva un significato politico, voleva negare l’esistenza di lotte spietate per il potere come quelle raccontate nella serie tv americana e assicurare che la sua campagna anti-corruzione proseguirà. Comunque, «House of Cards» in Cina c’è, sotto tutti i punti di vista. 

La serie anti-corruzione

Sugli schermi tv cinesi sta per arrivare un poliziesco in 42 puntate per celebrare la grande lotta ai corrotti lanciata da Xi. Titolo «Renmin de mingyi» (In nome del popolo): il lavoro è l’ultima idea della propaganda di Pechino. Lo sceneggiato ha il timbro statale, perché è finanziato con circa 15 milioni di euro dalla casa di produzione controllata dalla Procura Suprema del Popolo cinese.

Il cattivo come Frank Underwood

Protagonista positivo è l’investigatore Hou Liangping che con la moglie, un’agente infiltrata nella rete di malaffare per smascherarla, dà la caccia a un altissimo dignitario copia cinese del presidente Frank Underwood-Kevin Spacey: è «uno dei politici più importanti dello Stato», così importante e temuto da non poter essere nominato, ha raccontato il regista Fan Ziwen al “Quotidiano della Gioventù di Pechino”. Per non fare gaffe e non incorrere nella censura, gli sceneggiatori ambientano la caccia nella provincia cinese di Bianxi, che non esiste. Alcune scene sono state girate in un carcere di massima sicurezza, eccezionalmente aperto alla troupe tv. Il detective Hou è interpretato da Lu Yi, uno degli attori più amati dal pubblico locale. Tutto organizzato per rendere più popolare la purga ne confronti dei corrotti, che negli ultimi tre anni secondo dati ufficiali ha portato alla punizione (dalla censura al carcere, alla condanna a morte) di 750 mila funzionari pubblici in Cina.

La serie originale fa impazzire i cinesi

La serie tv americana interpretata da Kevin Spacey nel ruolo del cattivo presidente Underwood è popolarissima in Cina (15 milioni di download e Dvd, copie pirata ovviamente) e tra i suoi fan più fedeli c’è Wang Qishan, il braccio destro di Xi nella caccia ai corrotti. Si dice che Wang Qishan, capo della Commissione di Disciplina, non ne abbia perso nemmeno una puntata. In passato molti si sono chiesti come mai “House of Cards” abbia superato il muro della censura, nonostante al fianco di Kevin Spacey fosse entrato in scena il cinese Xander Feng, corrotto e ossessionato dal sesso; anche se si parlava degli hacker cinesi e della manipolazione del corso dello yuan. E anche se il coprotagonista cinese diceva, in una battuta: «Mao è morto e anche la sua idea di Cina». La risposta è stata: perché piace a Wang Qishan, membro del Comitato permanente del Politburo e capo della Disciplina del partito. Ora, in attesa della prossima serie dell’originale made in Usa, Wang potrà godersi la versione cinese.

In tv va di moda la lotta alla corruzione

Gli sceneggiati sulla lotta alla corruzione si stanno moltiplicando in Cina: stanno diventando il genere di moda dopo che per anni i telespettatori si sono dovuti sorbire polpettoni orrendi sulla grande guerra patriottica contro i giapponesi. Ma quello che rende eccezionale questo “In nome del popolo” è il fatto che il colpevole è un personaggio arrivato ai vertici dello Stato comunista. Il suo grado esatto peraltro non è specificato, per non creare imbarazzi e non far pensare ad allusioni pericolose.


Fonte: Corriere, 28 apr 16

English article: The Guardian, Chinese corruption gets House of Cards treatment with Communist mini-series

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