La polizia cinese offre ricompense in denaro a chi denuncia attività pro Tibet.

Secondo un comunicato ufficiale recentemente pubblicato, le autorità cinesi nella contea tibetana di Nagchu, offrono ricompense in denaro a chi denuncia attività “criminali”, compresi gli sforzi per promuovere la cultura nazionale, la lingua del Tibet o legami con il Dalai Lama.

L’ avviso della polizia della contea di Nagchu del 13 marzo 2018 che offre ricompense in denaro a chi fornisce informazioni su comportamenti ritenuti “sleali”.

Il documento del 13 marzo, una copia del quale è stato ottenuto dal servizio tibetano della RFA, offre importi fino a 100.000 yuan (US $ 15.556) a chi fornisce informazioni sulle attività di quelle che definisce di bande criminali, un termine liberamente definito per includere persone o organizzazioni che sostengono il “separatismo“. Una azione mirata spesso contro i tibetani che chiedono maggiori diritti culturali o religiosi.

Sempre nell’attestato si legge che sono stati inoltre promessi premi fino a 50.000 yuan per indicazioni, da verificare tramite indagini della polizia, riguardanti il ​​gioco d’azzardo, il traffico di droga e “le religioni considerate illegali, potere e collegamenti familiari per possesso illegale di proprietà”.

Altri reati elencati comprendono attività di raccolta fondi, attivismo ambientale, prestito di denaro ad alti tassi di interesse e il possesso illegale di armi da fuoco e munizioni e si promette la discrezionalità nei rapporti degli informatori con la polizia.

Nel mese di febbraio l’Ufficio di pubblica sicurezza (PSB) della Regione autonoma tibetana ha lanciato un comunicato destinato ai monasteri buddisti che si ritiene “utilizzino la religione per controllare, incitare o costringere le masse a resistere al Partito e al governo [del Partito comunista cinese]”.

L’avviso  consiste in 22 punti e criminalizza anche le persone che si attivano in difesa della cultura tibetana e l’uso della lingua tibetana, definendo tali tentativi “reazionari e strettamente nazionalisti” e mette in guardia i contatti con il Dalai Lama e le “forze ostili straniere” che si presumono fedeli a lui.

Il comportamento specificato come illegale include il sostegno all’approccio della “Via di mezzo” del Dalai Lama che richiede una maggiore autonomia per il Tibet, mentre riconosce la sovranità di Pechino sulle aree tibetane ora parte della Cina.

Traduzione Laogai Research Foundation Italia Onlus: “L’altra Cina: in ricordo di Harry Wu”


Fonte: Radio Free Asia, 04/04/2018

English article, RFA: Police in Tibet Offer Cash Rewards For Tips on Crime, Disloyal Behavior

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