La persecuzione dei cattolici continua in Cina

Cattolici perseguitati e fatti sparire. Chiusi nei campi di concentramento, mascherati da industrie e fattorie, insieme ad esponenti di altre religioni e dissidenti, dove lavorano 15-16 ore al giorno per fabbricare prodotti che poi vengono esportati a prezzi competitivi e che noi acquistiamo sui nostri mercati. Il numero dei campi è segreto di Stato. I dissidenti ne hanno contati almeno mille. Da tre ai cinque milioni, le persone rinchiuse attualmente. Come bestie. Con un sistematico lavaggio del cervello, vengono rieducati. Si stima che dal 1949 siano state incarcerate nei laogai da 40 a 50 milioni di persone, mentre 314 sono le imprese commerciali a dei campi di. Questa è la realtà cinese. Descritta, da un libro pubblicato in questi giorni, “La persecuzione dei cattolici in Cina”, edizioni Sugarco, da un’idea della sezione italiana della Laogai Research Foundation Italia. Negli ultimi due anni, si è molto intensificata la repressione nei confronti dei cattolici, considerati pericolosi sovversivi al soldo di una potenza straniera (lo Stato del Vaticano). Il 30 gennaio 2012, sono stati arrestati cinque sacerdoti della comunità clandestina di Suiyuan, nella Mongolia interna. “Fanno parte – sottolinea il libro – di un elenco infinito. Le liste dei morti e dei perseguitati che di tanto in tanto vengono pubblicate dalle associazioni umanitarie o dalle congregazioni religiose sono così lunghe da rendere impossibile in queste pagine dar conto e dar voce a tutti quanti”. Nella comunità internazionale – tutta dedita ad elogiare la crescita, la ricchezza, le conquiste tecnologiche della Cina e a creare relazioni commerciali – solo la Chiesa Cattolica ha il coraggio di criticare apertamente e duramente Pechino. Il 30 giugno del 2007, nella lettera ai cattolici cinesi, Benedetto XVI scrisse, tra l’altro: “La soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime autorità civili; nello stesso tempo, però, non è accettabile un’arrendevolezza alle medesime, quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa”. Era un monito alle autorità ed anche un incoraggiamento a tutti coloro che in Cina soffrono per la loro fede religiosa, ai quali, come dice il Cardinale Joseph Zen Ze Kiun, Vescovo Emerito di Hong Kong, “nessuno potrà togliere la gioia e la bellezza di essere discepoli di Gesù”.

Danilo Quinto

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 maggio 2012

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