La pasta cinese conquista l’Igp

L’Unione europea apre all’Oriente e inserisce nel registro delle specialità alimentari a indicazione geografica protetta il primo prodotto made in China. Si tratta della pasta alimentare Longkou Fen Si che va ad aggiungersi al caffè di Colombia Igp, finora l’unico prodotto a indicazione geografica di un paese terzo ad aver ottenuto la registrazione dalla Ue da quando nell’aprile 2006 è stata prevista la possibilità di presentare domande di registrazione Dop, Igp e Stg anche per i produttori non comunitari. Longkou Fen Si Igp è un particolare tipo di pasta prodotto con amido secco ricavato da fagiolini verdi e piselli dalla forma di sottili vermicelli di spessore uniforme, morbidi ed elastici, che non si incollano, bianchi translucidi dal sapore puro, senza aromi. Sono conosciuti come fili di fagiolini, vermicelli cinesi o, in inglese, cellophane noodles, per il loro aspetto lucido ed elastico dopo la cottura. Sono prodotti nella penisola di Shandong (nelle città di Longkou, Zhaoyuan, Penglai, Laizhou), nella Cina orientale con un metodo di lavorazione molto antico. Caratteristica dei Longkou Fen Si Igp è che, anche immerso nell’acqua bollente per un’ora, i vermicelli non gelatinizzano, non si incollano e quasi nessuno si spezza. La sua specificità è determinata soprattutto dalla zona di produzione e le sue acque, che permettono l’estrazione dell’amido mediante fermentazione dell’acqua di ammollo acida, conferendo ai vermicelli un elevato contenuto d’amido. «Con l’ingresso della Cina nel food di qualità in stile europeo – commenta Mauro Rosati, segretario generale della fondazione Qualivita – si aprono molti scenari sia di natura politica sia di natura economica che riguardano da vicino il nostro paese. Il primo interrogativo riguarda la reciprocità dell’Europa che non è ricambiata sempre dagli altri paesi». Il secondo punto è come utilizzare la Cina per l’affermazione internazionale delle Ig in sede Wto. «Dimostrando una particolare sensibilità verso il sistema di protezione dell’origine – continua Rosati – la Cina può diventare un alleato della Ue nell’estensione di queste protezioni ai prodotti del Wto, questione che si rimanda da anni». La Cina si dimostra un paese attento alla qualità, dunque, non solo dedito ai falsi. «La terza questione – continua Rosati – riguarda direttamente le imprese. Da oggi siamo certi che esiste un nuovo competitor nel mercato del food: il made in China che non è solo quello taroccato, ma anche quello buono. Dovremo rapidamente abituarci perché sono altre 10 le denominazione cinesi in esame alla Commissione europea». L’avanzata cinese è infatti solo all’inizio. Altri nove prodotti sono in attesa di registrazione: dal pomelo Guanxi Mi You al tubero Lixian Ma Shan Yao passando per il tè verde Longjing cha, l’aceto di riso fermentato Zhenjiang Xiang Cu fino alla mela Shaanxi Ping Guo, la cui domanda di inserimento nel registro Dop e Igt europeo è già stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Ue. Sono poi state presentate domande (non ancora pubblicate) per altri tre prodotti ortofrutticoli/cerealicoli e per uno della classe pesci, molluschi e crostacei. Con l’inserimento del Longkou Fen Si Igp – assieme ad altre quattro specialità tutte Igp: la prugna Sliwka szydlowska e il prodotto da forno Obwarzanek krakowski entrambi polacchi, il succo di mela fermentato tedesco Hessischer apfelwein e la carne fresca di maiale francese Porc de Franche-Comté – il numero di specialità europee Dop, Igp e Stg sale a quota 974.

Fonte: Il sole 24 ore, 3 novembre 2010

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