La nuova governatorice di Hong Kong: la detenzione dei negozianti di libri in Cina non ci interessa

Carrie Lam afferma che non è compito del governo sfidare la Cina continentale per il sequestro e la detenzione dei negozianti di libri della città.

Il sequestro e la detenzione di un gruppo di librai di Hong Kong non interessano al governo della città, ha dichiarato la nuova governatrice della città.

Cinque librai associati alla casa editrice Mighty Current di Hong Kong, sono stati arrestati due anni fa dalla polizia cinese; due di questi sono stati introdotti coercitivamente in Cina da agenti in borghese.

Il caso ha scatenato disapprovazione a livello internazionale e proteste a Hong Kong, e ha aumentato i timori di erosione dell’autonomia della città.

Ma Carrie Lam, che il primo luglio giurerà come governatore generale di Hong Kong, ha dichiarato che la questione era puramente di pertinenza delle autorità continentali.

“Non è il caso di interferire con quello che succede nel continente”, ha detto Lam in un’intervista alla CNN, aggiungendo che il caso dei librai “deve essere trattato conformemente al sistema della Cina continentale”.

Hong Kong è stata consegnata alla Cina dalla Gran Bretagna nel 1997 e le è stato permesso di mantenere molte libertà, tra cui leggi, legislazione e governo separati, sotto un quadro denominato “un paese, due sistemi”.

In quest’ambito il governatore dovrebbe rappresentare le opinioni e le preoccupazioni dei residenti di Hong Kong a Pechino, e alla polizia cinese è vietato operare in città.

Hong Kong è l’unico posto in Cina dove c’è libertà di espressione e questo ha permesso il fiorire di un vivace settore editoriale che propone principalmente pungenti critiche dei leader cinesi.

Uno dei librai scomparsi, il cittadino svedese Gui Minhai, è stato rapito dal suo appartamento in Tailandia e resta in custodia. Gli altri quattro sono stati in seguito liberati.

“Il caso di mio padre è solo uno dei tanti che illustra la morte dello stato di diritto a Hong Kong”, ha scritto sua figlia Angela Gui al Guardian questa settimana. “La realtà attualmente è che ciò che è accaduto a mio padre può succedere a qualsiasi residente di Hong Kong che le autorità del continente vogliano zittire o portare davanti al proprio sistema ‘giudiziario’”.

Nel gennaio 2016, la televisione di stato cinese ha trasmesso una presunta confessione da parte di Gui, che ha dichiarato di essere ritornato in Cina a causa di un suo ipotetico coinvolgimento in un incidente con omissione di soccorso nel 2003. Né la sua famiglia né i funzionari consolari svedesi sono riusciti a incontrarlo.

Anche Lee Bo, cittadino britannico, è stato portato segretamente in Cina da Hong Kong da agenti di sicurezza cinesi.

In un rapporto biennale sullo stato di Hong Kong, l’Ufficio esteri ha determinato che Lee era stato “portato nel continente contro la sua volontà e senza alcun tipo di processo”. Secondo la polizia di Hong Kong, Lee ha dichiarato di essersi recato in Cina per conto suo, per collaborare all’inchiesta su Gui.

Solo uno dei venditori di libri ha parlato pubblicamente del suo periodo di carcere in Cina. Lam Wing-kee è stato tenuto in isolamento per mesi nella città cinese di Shenzhen, appena oltre il confine di Hong Kong.

La polizia lo ha costretto a confessare di vendere libri censurati, ma alla fine è riuscito a fuggire durante un viaggio in giornata a Hong Kong, in cui doveva raccogliere prove contro se stesso.

Questo nuovo modo di agire non ha preso di mira solo i fornitori di libri. A gennaio, un miliardario cinese è stato rapito dal suo appartamento al Four Seasons di Hong Kong ed è stato portato in Cina continentale. Da allora non si sa più nulla di lui.

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus


Fonte: The Guardian, 23 giu 17

English article: Hong Kong’s new chief: detention of booksellers in China not our concern

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