La nuova ferrovia della seta

La vecchia via della seta era fatta di piste nel deserto che cambiavano col vento, seguivano l’istinto dei cammelli verso l’acqua, la memoria di anziane guide senza patria, a cavallo di culture e passi di montagna inaccessibili.

Era un meandro tra picchi e foreste in cui ci si poteva perdere ad ogni svolta, puntellato da briganti, diviso da una folla di staterelli sempre in guerra. Eppure questo pericoloso labirinto tra due continenti è stato il più grande ponte di scambi e commercio della storia.

Cosa creerà oggi una linea retta di cemento armato sospesa a cinque metri da terra su cui viaggiano treni superveloci in tutte le direzioni del pianeta?

Oggi come allora comunque il motore della via della seta è la Cina. Pechino pianifica infatti di costruire una rete ferroviaria ad alta velocità che raggiunga ben 17 paesi entro il 2025. Per allora razzi su binari che viaggiano oltre i 350 chilometri all’ora saranno sparati ogni giorno da Pechino fino a Londra o alla punta meridionale dell’India, davanti a Ceylon.

Il programma è parte di un altro ancora più vasto, lanciato nel 2006, di connettere ben 28 paesi asiatici in una rete ferroviaria complessiva di 81mila chilometri.

Il piano, è talmente ambizioso da apparire insensato, non fosse che per la recente storia di piani messi in cantiere e realizzati dai cinesi. Entro il 2013, per esempio, la Cina avrà la più grande rete ferroviaria ad alta velocità del mondo con ben 800 treni superveloci. Nel 2008 non ne aveva nemmeno uno! Pechino in poco più di un decennio ha costruito una rete di 33mila chilometri di ferrovia.

Il piano affronta mille sfide tecniche e politiche. Una nuova linea transcontinentale significa unificare gli standard dei binari, concordare procedure di dogana, sicurezza. E questa folla di dettagli è meno importante delle sfide politiche.

In India l’arrivo dei treni cinesi innervosisce perché rischia di consolidare lo status quo su un confine ancora conteso e contestato.

Vagoni e vaporiere attraverseranno il Tibet, che da ostacolo del traffico continentale diventerà un ponte, rompendo ancora una volta l’isolamento dell’altipiano tra il cruccio dei vecchi Lama.

Treni cinesi si avventureranno per la complicata scacchiera di rivalità del Centro Asia e attraverseranno la lunga gelida distesa siberiana per raggiungere Berlino, Parigi e Londra, passando da Mosca, con un autentico Oriental Express.

Certo la Russia è interessata, ma quali garanzie politiche ed economiche vorrà o offrirà alla Cina?

Pechino risponde di attivare la ferrovia per movimentare prima un traffico di merci più che di uomini. Fornirà la sua ingegneria, frutto di collaborazioni con Germania, Giappone, Francia e anche Italia, e i suoi investimenti in cambio di diritti su estrazioni di materie prime.

Anche questa formula però ha il diavolo nei dettagli, perché il problema è del prezzo: quale valore si darà alla ferrovia e quale invece alle materie prime?

Le cose sembrano più morbide nelle linee proiettate verso il sudest asiatico. Qui un treno dovrebbe scendere dlla provincia cinese dello Yunnan e tuffarsi tra le giungle del sudest asiatico attraversando la Birmania, la Thailandia e la Malaysia per raggiungere poi Singapore sulla punta estrema della Malacca.

Il peso di Pechino su questi territori, una volta vassalli del celeste impero, dovrebbe risolvere più facilmente le rivalità politiche, ma non elimina le controversie. Un treno che integra la tirannica Birmania in una rete di comunicazioni transcontinentali è destinato a sollevare una folla di polemiche.

Di certo questi treni cambieranno la politica e l’economia dell’Eurasia, molto di più di quanto la vecchia via della seta abbia fatto secoli or sono. La velocità e la praticità degli scambi commerciali ferroviari creeranno una nuova rete di rapporti commerciali e politici intorno alla Cina, che di questo piano è il motore.

Ma creeranno anche nuove esigenze strategiche per la Cina, se questi treni dovranno funzionare. Pechino avrà un interesse diretto nella pace e stabilità dell’Asia centrale, che dovrà essere senza guerre per garantire il passaggio di treni da e per la vecchia Europa. È destinato quindi a finire il celeste isolamento militare della Cina, finora solo blandamente interessata alle tensioni che divampano ai suoi confini o lì vicino, dall’Afghanistan all’Iran.

La nuova proiezione strategica continentale di Pechino sarà un elemento che viaggerà in treno, ma potrebbe essere molto più importante e rischiosa del treno stesso.

Francesco Sisci

Fonte: La Stampa, 3 aprile 2010

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