La nuova censura cinese: la Green Dam

Un nuovo provvedimento di Pechino interviene sulla navigazione internet.La Cina, il paese più popoloso al mondo, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, esercita un forte controllo sulla libertà di espressione e di informazione. Affrontare controverse situazioni politiche ha comportato per giornalisti e utenti della rete il rischio di vessazioni e incarcerazioni.

Quando, lo scorso anno, in vista delle Olimpiadi il governo sbloccò l’accesso a diversi siti internet, molte altre pagine web restavano oscurate. Quella vetrina mondiale servì ben poco. Come ha dimostrato il rafforzamento della censura nel ventesimo anniversario del massacro di piazza Tienanmen, e il tentativo di non far diffondere le memorie di Zhao Ziyang, leader comunista che si oppose alla carneficina. Molti giovani cinesi, proprio a causa di questa informazione pilotata dall’alto, ignorano quanto successe nella notte tra il 3 e 4 giugno 1989.

Nel 2006 il governo poteva, de facto, disporre dell’appoggio di grandi compagnie internazionali, quali la Microsoft. L’anno precedente (2005) nel sito MSN spaces ci si era prodigati per eliminare termini ambigui,secondo taluni, quali “dimostrazione” o “movimento democratico”. Le critiche non sono state risparmiate neppure nei riguardi di Usa Google, reo di aver appoggiato le prese di posizione di Pechino, cancellando dal suo motore di ricerca alcune parole sovversive. Restrizioni alle quali oramai i cinesi si sono adattati.

Un’ulteriore provvedimento (reso pubblico dal Wall Street Journal), ancora non entrato in vigore, rischia di rendere la situazione ancor più complicata. Dal primo luglio, difatti, ogni computer che verrà acquistato nella Repubblica popolare sarà munito di un software che dovrebbe limitare l’accesso ai siti porno. Il provvedimento relativo al programma Green Dam-Youth Escort sarà veramente solo un parental control? C’è la giustificata convinzione che con lo stesso verrà limitato l’accesso ai siti internet non graditi al potere.

La rivolta si è presto accesa, poiché il software rappresenterebbe una violazione della privacy, in virtù del fatto che per il suo funzionamento ogni movimento in rete dovrà essere monitorato. Inoltre il cittadino dovrebbe pagare un costo addizionale per la sua installazione obbligatoria. Le e mail di protesta sono già tantissime. Li Fangping, avvocato noto per aver patrocinato cause particolarmente complesse, ha proposto al ministero dell’Industria e della tecnologia informatica, alcune audizioni per poter discutere circa la legittimità e la ragionevolezza della decisione.

Il dipartimento della propaganda ha “invitato”, tramite una direttiva, i mezzi di informazione a concentrarsi su commenti che non siano critici nei riguardi dei nuovi personal computer, presto in commercio. Piuttosto chiaro, e non da oggi, che le voci consentite non sono certo quelle del dissenso.

Si potrebbe prospettare un attenuazione del provvedimento, a seguito delle forti pressioni, anche internazionali, ma ciò che sconvolge è un sondaggio pubblicato da Pew Internet and American Society, secondo cui l’85% degli internauti intervistati approva il controllo del governo sul web.

Nuovi gli strumenti di comunicazione, nuovi quindi gli strumenti di censura. Le uniche verità conosciute, nella prospettiva asiatica, devono essere quelle autorizzate.

fonte: Corriereweb.net

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