La moglie di Bo Xilai rischia la pena di morte

L’annuncio semi-ufficiale – dato dalla Xinhua – che Gu Kailai, moglie di Bo Xilai, ex leader di Chongqing, è stata accusata di omicidio, pur essendo una delle notizie più importanti da decenni, è stata accolta dai giornali con molta cautela e sobrietà. Quasi tutti i giornali cinesi se la cavano pubblicando l’annuncio della Xinhua, in cui si afferma che Gu Kailai e il suo maggiordomo Zhang Xiaojun hanno ucciso il faccendiere Neil Heywood, ma non riportano alcun commento o editoriale. Su Sina Weibo, il Facebook cinese, i commenti su Gu Kailai sono oscurati. In pochi mesi Bo Xilai, da potente segretario del Partito in una delle zone più ricche del Paese, preannunciato membro del Comitato permanente del Politburo, è sceso ad essere rimosso, messo sotto inchiesta e forse verrà espulso dal Partito. Sua moglie, una donna moderna e coltivata, un avvocato di grido che secondo il marito ha abbandonato la carriera legale per dedicarsi alla famiglia e fare la casalinga, è ora accusata di un crimine che potrebbe portarla alla condanna a morte. La disfatta di Bo e della sua famiglia sembra quasi una soap opera alla “Dinasty”, con intrighi, gelosie, fughe e anche il morto. Ma la cautela dei media mostra che attorno a Bo & Company si gioca molto di più. Nei mesi scorsi, alla caduta del segretario di Chongqing si diceva che Bo era riuscito a stringere alleanza con una parte dell’esercito e della leadership, tanto da far temere un colpo di Stato. Bo Xilai è il tipico rappresentante del partito dei “principini”: figli di qualche grande del Partito che hanno avuto la strada spianata per gli studi all’estero, per mettere le mani sull’economia cinese e per arricchirsi, godendo della protezione del nome di famiglia. Il partito dei “principini” è forte e lotta con tutte le forze per non perdere i privilegi che si è acquistato e avere carta bianca negli affari e nella corruzione. Ora che Bo è un disgraziato, si scopre che i suoi parenti possedevano (e posseggono) un impero commerciale in Cina, ad Hong Kong, nei Caraibi. La stessa cosa è emersa pochi mesi fa per Xi Jinping, probabile successore del presidente Hu Jintao. Bloomberg, che ha rivelato la ricchezza della sua famiglia, è stato censurato in Cina. Qualcuno dice che il processo a Gu Kailai sia un monito ai “principini” perché divengano più sobri e confuciani. Il Global Times, edizione in inglese legata al Quotidiano del Popolo, osa dire oggi che “un processo che si tenga secondo la legge rafforzerà la fiducia del popolo cinese verso il sistema legale della nazione… [Esso] manda alla società il messaggio che nessuno, qualunque sia il suo status o il suo potere, è esente da punizione, se egli o lei agiscono senza scrupoli, specialmente se danneggia la vita di altre persone”. In realtà, secondo dichiarazioni dello stesso Hu Jintao, la giustizia cinese è sempre “a servizio del Partito”. In questo caso ciò significa che la lotta contro Bo e la sua famiglia è anzitutto segno di una lotta interna fra fazioni per il controllo del Politburo. E poi che anche in questo caso, il Partito provvederà a salvare perfino i suoi membri caduti in disgrazia. Esperti legali fanno notare che nell’incriminazione contro Gu Kailai è citata già un’attenuante: il fatto che essa fosse preoccupata per l’incolumità del figlio. Mo Shaoping, avvocato attivista di Pechino, afferma che il tribunale mostrerà una certa clemenza verso gli assassini se questi o la loro famiglia erano minacciati o in pericolo. Inoltre, Xinhua cita anche il maggiordomo come accusato, ma non dice chi è stato l’esecutore dell’uccisione. Potrebbe anche darsi che si venga a “scoprire” che l’esecutore sia stato Zhang Xiaojun, al quale si comminerà la pena di morte, mentre Gu Kailai avrebbe sconterebbe solo alcuni anni di prigione. Nel recente passato i cinesi hanno già assistito a diversi processi contro membri del Partito conclusisi con una condanna a morte mai eseguita.

Fonte: Asia News, 27 luglio 2012

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