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La modernizzazione forzata dello Xinjiang

Sabato è apparso su Il Manifesto un interessante articolo [1] di Michelangelo Cocco che spiega come la regione autonoma degli Uiguri sia l’oggetto di un’azione di rilancio e modernizzazione da parte di Pechino.

Spiega anche che gli Uiguri soffrono la mancanza di libertà religiosa, ma nel complesso apre una porta alla speranza: la potenza economica cinese, per opera dell’ala più illuminata dei membri del Partito, porterà benessere e ricchezza anche nello Xinjiang.

Vorremmo anche noi respirare questa ventata di ottimismo.

Le notizie che ci arrivano dalla Cina e dall’Associazione Uiguri Americani (UAA), che fa capo al loro capo carismatico in esilio, Rebyia Kadeer, sono molto più critiche: non solo non c’è libertà di essere musulmani, nello Xinjiang, ma non c’è neanche la libertà di essere Uiguri. Le magnifiche villette a schiera di cui parla Cocco sono destinate ai cinesi di razza Han che – come insegna la triste storia del genocidio etnico che si sta perpetrando in Tibet – sono destinati a diventare maggioranza, mentre gli Uiguri sono destinati a scomparire.

FRP