La moda parlerà sempre più cinese

Secondo il quotidiano francese Le Monde, che ha pubblicato recentemente una notizia sulla questione, nei prossimi cinque anni i prodotti Made in Cina non saranno più classificati come prodotti di fascia bassa, o come mercato da poter conquistare. In realtà, secondo il quotidiano, si verificherà completamente l’opposto, e su questo in Italia si erano già sentiti i primi segnali già da tempo, come ad esempio nel pratese. A quanto pare l’Impero del dragone stà puntando sempre più sulla qualità e sulla produzione interna di prodotti di lusso, con l’intenzione di diventare il nuovo paese dell’alta moda. Con tale strategia è evidente l’intenzione di farsi beffa del Made in Italy, degli stilisti europei, e di tutte le istituzioni che stanno provando ad intraprendere la strada del dialogo tra un Occidente che offre e un Oriente che compra. Alcuni tra i marchi cinesi di lusso che stanno avviando un percorso di ampio sviluppo, ritroviamo soliti noti come Shanghai Tang, catena di abbigliamento di gusto cinese-tradizionale con filiali in tutto il mondo, ma anche esordienti come Qeelin, brand di gioielleria, e Shang Xia, marchio che spazia dall’arredamento agli abiti, finanziato niente meno che dal gruppo Hermès. Ovviamente quest’ultimi sono entrambi pensati e prodotti in Cina. A rinforzare la tendenza, poi, è arrivato Yi Gang, numero due della Banca di Cina, che insieme al Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che nei prossimi anni “la Cina rafforzerà la politica di aumentare la domanda interna”, favorendo un sistema paese quasi autosufficiente e puntando, di conseguenza, anche sull’offerta interna di beni di lusso. La Cina quindi appare sempre più lo spettro principale delle imprese italiane. A conferma di tale sentore sono arrivati, inoltre, i risultati di una indagine pubblicata da Assocamerestero – l’Associazione delle Camere di commercio italiane all’estero – e Unioncamere. Condotta in collaborazione con 59 CCIE presenti in 46 Paesi, l’indagine è stata effettuata su un campione di 24mila imprenditori italiani residenti all’estero, ed è stata presentata durante la XIX Convention mondiale apertasi ieri a Parma. Oltre la metà degli intervistati (52%) ha rilevato nell’ultimo anno l’ingresso nello scenario internazionale di nuovi competitor delle produzioni italiane. Ebbene, il gigante asiatico è risultato essere il principale competitor emergente dell’Italia (venti punti su 32 assegnati), specialmente per il Made in Italy tradizionale. Il 69% degli intervistati ha riscontrato nel I semestre 2010 un ripresa dell’attività sull’estero, soprattutto per le piccole e medie aziende (per il 75%). Solo il 18% degli intervistati ha rilevato invece un ripiegamento sul mercato interno (contro il 26% del secondo semestre 2009), mentre se si guarda alle strategie adottate per far fronte al ciclo economico negativo, la percentuale è scesa addirittura a un 2,8%. Ci chiediamo, allora, fino a che punto convenga continuare ad intraprendere azioni di marketing in Cina? Ad esempio il prossimo 29 ottobre all’InterContinental Shangai Expo sarà di scena la nona edizione del Milano Fashion Summit, il più importante evento internazionale dedicato all’evoluzione della moda e del lusso. Ebbene questo appuntamento rappresenta realmente una occasione per ampliare la forza del made in Italy o cosa?

Fonte: Portale Moda, 26 ottobre 2010

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