La marea nera anche in Cina

Venerdì l’esplosione di due oleodotti. Una macchia di greggio di 180 chilometri quadrati investe il Mar Giallo. Il governo al lavoro per risolvere l’emergenza petrolio.
Dopo la Louisiana anche la Cina sta affrontando da qualche giorno il suo disastro ecologico. Venerdì, due oleodotti della compagnia petrolifera statale sono esplosi nella città portuale di Dalian, nel nord-est del Paese. L’incendio che si è scatenato dopo l’esplosione è stato spento soltanto dopo 15 ore. Nessuna persona è morta o è rimasta ferita nell’incidente. Il petrolio, però, continua a fuoriuscire e ad inquinare il Mar Giallo, dove si è formata una macchia di 180 chilometri quadrati. La preoccupazione del governo, ora, è quella di fare in modo che il greggio non raggiunga le acque internazionali.

Gli ambientalisti di Greenpeace Cina hanno scattato alcune fotografie dell’area, prima di essere cacciati: si vedono spiagge nere per il petrolio. Gli operai al alvoro per risolvere l’emergenza sono in gravi difficoltà. Un uomo, che stava fissando una pompa subacquea, è rimasto imprigionato dalla marea nera ed è stato salvato dai colleghi. Scioccanti le immagini del salvatggio in cui si vede l’operaio interamente coperto dal greggio.

Le autorità cinesi hanno lanciato una operazione di bonifica d’urgenza. Decine di imbarcazioni «specializzate nel recupero di petrolio» sono al lavoro. Anche un migliaio di pescherecci hanno ricevuto l’ordine di partecipare all’operazione. Secondo le autorità, le operazioni di bonifica dovrebbero durare una decina di giorni. La piccola marea nera, che inizialmente si estendeva su 50 km2, è stata ridotta a 45 km2, secondo la televisione ufficiale cinese Cctv. Le autorità di Dalian hanno anche reso noto che gli ultimi focolai dell’incendio sono stati spenti definitivamente e che una «vittoria decisiva» è stata riportata contro la fuga di petrolio.

Secondo la stampa è già stata aperta un’inchiesta per stabilire le cause dell’incidente, che è avvenuto dopo che una nave battente bandiera libica ha scaricato nel porto.

Fonte: La Stampa.it, 21 luglio 2010

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