La mafia delle manine cinesi

Non ci voleva molta fantasia per scoprire che dietro quelle vetrine colorate, ma impenetrabili allo sguardo, ci fosse qualcosa di losco. E che “i centri massaggi”, dove sport e reumatismi poco c’entravano, non fossero altro che dei piccoli lupanari, non era difficile immaginarlo.

Ieri, con il maxi blitz dei vigili urbani, ufficialmente ne abbiamo avuto conferma: le signorine cinesi, tutte, con pochissime eccezioni, accettavano denaro in cambio di prestazioni sessuali.

Insomma, dietro le vetrine, c’erano – e ci sono ancora – dei bordelli. E pure a basso costo se è vero che “una prestazione”, non costava più di 50 o 70 euro. Prezzi popolari per un popolo numeroso, visto che il giro d’affari solo a Torino potrebbe sfiorare i sei milioni di euro. E fin qui c’è la notizia che non ci rallegra, ma che va nella direzione di un Paese che, non avendo in qualche modo legalizzato il mestiere più antico del mondo, sopporta ogni tipo di vergogna, sui marciapiedi, nei viali dove altre etnie si vendono seminude con piccoli braceri per scacciare il gelo perfido della notte.

E nei pied-à-terre, per altro pubblicizzati su Internet con signorine, trans e palestrati giovanotti che non lesinano propensioni e misure. Sui bordelli cinesi che hanno invaso la città e che più o meno sono diffusi come le edicole che vendono i giornali, c’è tuttavia qualcosa in più: la sensazione, per essere lievi, che dietro questo giro di donnine e di affari ci sia una vera e propria organizzazione.

Magari addirittura la mafia cinese, o una delle mafie che in Oriente sono quasi più cruente e assatanate di soldi delle nostre.

Intanto una particolarità: le ragazze che sono finite nella rete dei civich arrivano tutte quante dallo Zhejiang, la provincia più vicina a Shanghai, tutte munite di regolare permesso di soggiorno. E poi sono avarissime di parole. Non solo perché non masticano bene l’italiano, ma perché qualcuno ha imposto il silenzio. Su tutto, e ad ogni costo.

Lo sgarro si paga e noi tutti conosciamo quella strana abilità, tutta cinese, di non dichiarare i propri defunti. Basta questo per capire che in quei centri i gestori contano come il due da picche e che c’è qualcuno che tira le fila e incassa i veri profitti che poi finiscano chissà dove.

Dunque, dopo tanta attesa e tante riflessioni sulla vera natura di questi “massaggiatoi” del sesso, adesso si dovrebbe andare al di là delle apparenze, perché la cupola criminale vera non abita sotto la Mole. E noi abbiamo il dovere di scoprire chi sono gli schiavi e soprattutto chi sono i veri padroni.

di Beppe Fossati,Cronacaquì.it 20 gennaio 2017

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