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La leader uiguri Rebiya Kadeer è in Giappone. Proteste di Pechino

Rebiya Kadeer, la leader uiguri in esilio è arrivata oggi in Giappone, tra le proteste semiufficiali della Cina che aveva chiesto a Tokyo di negarle il visto. Intanto nello Xinjiang sotto legge marziale, dopo le proteste dell’inizio di luglio, oggi sono stati riattivati i servizi internet ma solo per chi vuole la Cina.

La Kadeer è arrivata dagli Stati Uniti, dove vive in esilio, per una visita di 5 giorni. Domani terrà una conferenza stampa molto attesa: la Cina ha detto che negli scontri nello Xinjiang agli inizi del mese sono morte quasi 200 persone, soprattutto etnici Han, mentre la Kadeer ha già parlato di migliaia di morti, uccisi in massa dalla polizia. E’ anche previsto l’incontro con esponenti del Partito liberale democratico del premier Taro Aso, anche se per “motivi di sicurezza” il programma non è ufficiale.

Pechino aveva chiesto a Tokyo di negare il visto d’ingresso alla donna. Qin Gang, portavoce del ministro cinese degli Esteri, ha espresso ieri “grande insoddisfazione” per questo viaggio. La Cina considera la Kadeer una pericolosa terrorista, coinvolta in attività separatiste e ideatrice delle proteste violente di questo mese nello Xinjiang. Con simili accuse la donna è stata per anni in carcere, prima di essere liberato e mandata in esilio nel 2005 per le pressioni internazionali.

Cui Tiankai, ambasciatore cinese a Tokyo, aveva ammonito che la visita di questa “criminale” avrebbe potuto danneggiare i rapporti tra i due Paesi.

Peraltro il Giappone nelle scorse settimane ha criticato la Cina per la sanguinosa repressione delle proteste nello Xinjiang e le ha chiesto di garantire la protezione dei diritti umani degli uiguri.

Intanto solo oggi nello Xinjiang sono stati ripristinati in parte l’accesso a internet e la possibilità di mandare messaggi telefonici SMS. L’addetto stampa dello Xinjiang Yang Guoqing ha però precisato che per ora solo il governo è abilitato a mandare SMS ai cittadini, per dire ‘”l’esatta situazione attuale”.

Anche internet è stato ripristinato solo a favore di alcuni siti, approvati dal governo o di carattere commerciale. I siti web più diffusi come Facebook e Twitter sono invece ancora bloccati in tutta la Cina, ormai da settimane.

Fonte: AsiaNews, 28 luglio 2009