ESCLUSIVO: la Laogai Research Foundation Italia a Berlino per la conferenza denuncia sulle violazioni cinesi della convenzione sui rifugiati

La Laogai Research Foundation è volata a Berlino, città scelta per ospitare “The Rights of Uyghur Refugees: Past & Present Challenges”, la prima conferenza internazionale sulla tragica condizione della diaspora uigura nel mondo.

L’evento tenutosi il 25 e il 26 aprile, è frutto di una collaborazione di lunga data tra il World Uyghur Congress (WUC), l’Unrepresented Nations and Peoples Organization (UNPO) e la Society for Threathened Poeple, con il supporto economico del National Endowment for Democracy (NED).

Il meeting ha visto la presenza non solo dei maggiori esperti mondiali in materia, ma anche di personaggi di spicco, tra i quali Rebiya Kadeer. La leader ha inaugurato l’evento ponendo l’accento sulla necessità di informare la comunità internazionale circa la vergognosa e persistente pressione politica esercitata dalla Cina sui paesi di destinazione dei migranti, al fine di ottenere rimpatri forzati sul suolo cinese.

Questo rappresenta una chiara e preoccupante violazione dell’art. 33 della Convenzione di Ginevra – di cui la Cina è firmataria –  nel quale  si disciplina il principio di non-respingimento (non refoulement) del richiedente asilo.

Secondo Chalida Tajaroensuk, sarebbe la Tailandia a soffrire maggiormente delle pressioni del più ricco partner commerciale. Molti, infatti, sono gli uiguri rinchiusi negli IDC, veri e proprio centri detentivi per immigrati, all’interno dei quali vivono molti minorenni senza accesso alle cure mediche.

Ciò nonostante la comunità internazionale conserva in merito un atteggiamento totalamente disinteressato, aspetto approfondito dalla brillante Marie Holzman. La sinologa rintraccia le radici di tale atteggiamento nella paura dei paesi, inclusi quelli occidentali, nel contrastare uno dei maggiori alleati economici del panorama internazionale. Prosegue fancendo notare come l’approccio aggressivo di Xi Jinping nei confronti della politica internazionale rappresenti una cesura netta con le precedenti leaderships del partito, le quali hanno sempre osservato un basso profilo. Secondo la Holzaman, questo non sarebbe altro che il risultato di una maoizzazione del leader Xi Jinping, il quale si mostra ormai come proprietario del partito e non più come sua guida, attirando, per la prima volta dopo decenni, aperte e forti critiche da parte di alcuni esponenti del governo cinese.

Ci si chiede dunque se Xi Jinping non abbia forzato troppo la mano, rischiando, fortunatamente, di creare una frattura molto pericolosa per il futuro della dittatura.

Ma la Tailandia non è la sola a subire le intimidazioni del gigante rosso, Malesia, India,  Afganistan e Arabia Saudita  sono tutt’ora nella stessa condizione.

Particolare attenzione va riservata alla Turchia, paese con quale gli Uiguri condividono un fortissimo legame identitario approfondito dagli esperti Erkin Ekrem e Metterson Beydulla. Ed è proprio in qui che i bambini tornano a essere protagonisti della violenza cinese. È Erkin Emet ad aprirci un mondo sui devastanti effetti psicologici riportati dai figli dei rifugiati, molti, infatti, sono completamente traumatizzati ed incapaci di intraprendere relazioni affettive, chiaro effetto collaterale dei traumi subiti in un’infanzia fatta di lunghi e rischiosi viaggi dove spesso hanno perso i loro cari.

Sfortunatamente, questi, non sono i soli problemi fronteggiati dagli uiguri che decidono di lasciare l’amato East Turkestan per porre fine alla persecuzione del partito. Nury Turkel ha fatto luce sulle lunghe procedure di richiesta d’asilo in America, ma anche sulle discriminazioni e sui pregiudizi che gravano sulla minoranza musulmana a seguito degli attentati dell’11 settembre.

Sorte migliore spetta agli uiguri tedeschi, grazie ad Albrech Goring, eroe di moltissimi rifugiati  politici che grazie alla sue incredibili capacità di avvocato è riuscito a garantire la cittadinanza alla maggior parte dei richiedenti asilo.

La conferenza ha inoltre presentato in anteprima un report, frutto di interviste  condotte da Peter Irwin e Omer Kanat agli uiguri rifugiati ad Istanbul, al fine di portare all’attenzione mondiale le violazione dei diritti umani, tramite la voce di chi li ha subite e le sta tutt’ora subendo.

Infine, sottolinea Marino Busdachin, non va sottovalutato il ruolo delle isituzioni europee e delle organizzazioni internazionali, ricordando come nel 2005 l’ECOCOS abbia formalmente condannato la Cina per aver imposto il rimpatrio forzato di molti rifugiati, senza tuttavia sortire alcun cambiamento di rotta.

Noi della LRF auspiachiamo un netto miglioranto della condizione degli uiguri nel mondo e chiediamo una pronta risposta da parte delle organi internazioni preposti alla tutela dei diritti dell’uomo.

M.R. Laogai Research Foundation Italia ONLUS, 05/05/2016

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