La guerra cinese all’inquinamento ha prodotto il suo risultato: più inquinamento

Uno studio recente ha scoperto come la guerra cinese sull’inquinamento ha causato un aumento dell’inquinamento atmosferico nelle grandi città per poi spostarsi in regioni meno sviluppate, portando a un aumento complessivo delle emissioni.

I ricercatori hanno affermato che mentre le severe norme sulle emissioni nelle aree urbane avevano portato aria più “respirabile” nella regione della capitale cinese, l’inquinamento atmosferico nel resto della Cina era peggiorato.

Dal 2012 al 2017, la regione urbana di Pechino-Tianjin-Hebei ha registrato una riduzione del 34% delle particelle pericolose note come PM2.5.

Secondo questo studio l’area circostante a Pechino ha visto un aumento medio del 5% del particolato fine. Le province dello, Shanxi, Mongolia Interna, Liaoning, Shandong e Henan, hanno contribuito a circa i tre quarti delle emissioni aggiuntive di PM2,5 in Cina.

Nel complesso la Cina, ad eccezione della regione della capitale, ha registrato un aumento del 2,5% del PM2,5. L’inquinamento aggiuntivo rappresenta un aumento dell’1,6% delle emissioni di PM2,5 in Cina.

Il peggioramento dell’inquinamento nella maggior parte della Cina è stato il risultato di politiche incentrate sulla bonifica delle aree urbane “a scapito delle regioni limitrofe e, potenzialmente, a livello nazionale”, questo emerge da uno studio pubblicato il 24 aprile sulla rivista Science Advanced. Alla realizzazione di questo studio hanno contribuito sette ricercatori ambientali provenienti da università della Cina, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Austria.

Gli studiosi hanno visto che una delle strategie usate dalla Cina per ripulire l’aria della nazione è spostare l’industria pesante dalle grandi città verso le regioni meno sviluppate. Ma poiché le regioni meno sviluppate operano spesso con tecnologie di produzione meno efficienti – e quindi con uno standard di emissione più basso – tali delocalizzazioni hanno finito per generare più inquinamento. Inoltre, il trasferimento ha anche aumentato il consumo di acqua e le emissioni di CO 2.

Nel 2014 Il premier cinese Li Keqiang ha dichiarato una “guerra all’inquinamento” tra la crescente preoccupazione popolare per gli impatti sulla salute e l’ambiente dello sfacelo dello sviluppo economico del paese. Il piano stabiliva un obiettivo ambizioso:  riduzione del 10% di PM2,5 in cinque anni.  Sono particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri che possono alloggiare in profondità nei polmoni, in tutte le aree urbane della nazione. Ha anche stabilito obiettivi più aggressivi per metropoli chiave come Pechino, Shanghai e Guangzhou.

Nel 2018, il governo ha dichiarato che tali obiettivi sono stati raggiunti. Ma questo studio ha affermato che, mentre Pechino fissa obiettivi di qualità dell’aria per le sue aree principali, dovrebbe tenere conto anche dell’impatto della sua politica sulle altre regioni limitrofe.

Traduzione di Chrysalis, Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: Inkstone,26/04/2019

English version:

China’s war on pollution found to have side effects: more pollution

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