La donna che ha parlato al mondo intero dei campi di internamento per gli Uighuri in Cina, ha chiesto asilo politico alla Svezia.

 

MOSCA-Una donna cinese ha dichiarato pubblicamente di aver lavorato nei campi di concentramento cinesi e per questo ha portato alla ribalta internazionale il tema dei diritti umani in Cina. Dopo essere fuggita in un primo momento dal Kazakistan, il suo avvocato dice che ora si trova in Svezia dove attende di ottenere asilo politico.

 

Sayragul Sauytbay (a sinistra), suo marito, Uali Sylam, e i loro due bambini si prepararono a partire dall’aeroporto di Almaty, diretto in Svezia. | AIMAN UMAROVA / VIA AP

La donna, Sayragul Sauytbay, nonostante fosse in Kazakistan da più di un anno, le autorità del paese dell’Asia centrale si sono sempre rifiutate di concederle l’asilo.

L’avvocato Aiman Umarova ha dichiarato alla stampa che a Sauytbay, cittadina kazaka, è stato rilasciato il passaporto dalla Svezia. Umarova ha detto che Sauytbay suo marito e i due bambini, tutti cittadini kazaki, sono partiti lunedì da Almaty città principale del Kazakistan.

Si stima che oltre 1 milione di musulmani uighuri, kazaki e altre minoranze siano detenuti nei campi di internamento cinesi.

Sauytbay ha testimoniato l’anno scorso che è stata costretta a lavorare in un campo di indottrinamento. Era stata processata per aver attraversato illegalmente il Kazakistan e condannata a sei mesi con sospensione della pena.

La Cina continua a negare l’esistenza di campi di rieducazione, ma ha dichiarato che a volte le autorità forniscono formazione professionale ai chi commette crimini minori nella regione. I campi di internamento hanno attirato critiche sia da parte degli Stati Uniti sia dalle Nazioni Unite.

Il caso mette in evidenza la delicata posizione in cui il Kazakistan si trova. In questo momento il governo Kazako fa sempre più affidamento sugli investimenti cinesi, aumentando così la pressione da parte dell’opinione pubblica sulla protezione e tutela degli altri kazaki nelle regioni occidentali della Cina.

Negli ultimi anni, il Kazakistan ha avuto un ruolo sempre più importante nel progetto di politica estera e delle infrastrutture del presidente cinese Xi Jinping. Conosciuto come “Belt and Road Initiative”, prevede un importante snodo di transito a Khorgos che svolge un ruolo chiave per la circolazione delle merci tra Asia e Cina.

Traduzione e commento di Chrysalis, LRF Italia Onlus


Fonte: The Japan Times,04/06/2019

Commento di Chrysalis-

Ancora una volta la Cina non perde occasione per estendere i suoi tentacoli nei luoghi strategici di tutta la terra e lo fa proprio a partire da dove ha inaugurato la “Belt and Road Initiative”: ad Astana in Kazakistan nel 2013. Khorgos noto anche come il grande “porto di terra”, mira a divenire un grande centro logistico-produttivo di quella che Pechino ha inaugurato come  “nuova via della seta” e che da qualche settimana ha coinvolto anche la nostra Nazione con la firma del cosiddetto “Memorandum” con la Cina. Eppure siamo partiti chiamandole “cineserie”…

English article,The Japan Times:

Woman who told world of China’s Uighur internment camps headed for asylum in Sweden

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