La dittatura in Cina comincia a far notizia?

La vicenda di Liu Xiaobo ha finalmente destato l’attenzione dei media italiani sulle pratiche liberticide cinesi: fino a poco tempo fa una notizia come quella della blogger condannata per la battuta su Twitter (si veda l’articolo seguente), caso mai avesse attraversato il “Muro di Pechino”, sarebbe stata ignorata dai più: avremmo tentato noi e qualche altra associazione per i diritti umani di darle rilevanza. E invece oggi è pubblicata da moltissime testate:

Avvenire: “Usa twitter, va ai lavori forzati”

Foiano in piazza: “Attenti a ciò che si scrive

Il Cittadino (Lodi): “Dodici mesi di lavori forzati”

Il Gazzettino: “Per una battuta sul web, cinese deve scontare un anno di carcere”

Il Resto del Carlino: “Cina, condannata a un anno di lavori forzati per messaggio su twitter”

Il Sole 24 ore: “In Cina lavori forzati per un tweet”

L’ Unità: “Ai lavori forzati per un post su twitter, Pechino boicotta il Nobel e zittisce il web”

Primaonline.it: “Cina, un anno ai lavori forzati per un messaggino su twitter”

La Gazzetta del mezzogiorno: “Blogger cinese condannata a un anno di lavori forzati aveva scherzato su twitter”

Il Piccolo: “Cina, un’ anca di campo di lavoro per twitter”

Modena qui: “Un anno di lavori forzati per un post su twitter”

Questo non può che farci piacere e ci fa sperare che forse qualcosa nell’opinione pubblica si stia muovendo e potrà indurre la Cina a iniziare un serio cammino sulla via della giustizia e della pace.

FRP

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