La DAFOH: “L’annuncio della Cina di porre gradualmente fine al prelievo di organi dai prigionieri è ingannevole e inadeguato”

“Questo non è il momento … di prendere il farmaco tranquillante del gradualismo”.

Rev. Martin L. King Jr. , dal discorso :“I Have a Dream” del 1963

                                       DAFOH: 16 Settembre 2013

Recentemente, la Cina ha annunciato la sua intenzione di mettere gradualmente fine entro il 2015 al prelievo di organi su prigionieri giustiziati e l’introduzione del COTRS – China Organ Transplant Response System, un sistema informatizzato di ripartizione degli organi.

Purtroppo il COTRS manca di trasparenza: il procedimento di riscontro e le informazioni riguardo ai donatori degli organi non sono visibili né al pubblico, né a una terza parte indipendente. A riguardo dell’annunciato, 2015 come arco di tempo, i funzionari cinesi parlano vagamente di porre fine al fare affidamento sui prigionieri giustiziati per la fornitura di organi, non di completa cessazione.

L’associazione DAFOH – Doctors Against Forced Organ Harvesting (Medici Contro il Prelievo Forzato di Organi) sostiene che l’annuncio ed i sistemi introdotti sono fuorvianti e insufficienti.

La DAFOH afferma:

1. La comunità internazionale considera il prelievo di organi su prigionieri giustiziati e su prigionieri di coscienza contrario all’etica. Se uccidere per gli organi – dietro la parvenza del giustiziare prigionieri – è immorale, lo sarà per ogni giorno che continuerà. Si sollecita la fine di questa pratica immorale e l’adeguamento agli standard etici definiti dalle organizzazioni mediche, quali la WMA, la TTS, la OMS, e altre.

Una volta che viene riconosciuto come immorale e come un crimine contro l’umanità, il prelievo di organi su prigionieri deve cessare immediatamente. È eticamente insostenibile il dover terminare gradualmente un crimine contro l’umanità. L’annuncio del governo cinese di “terminare gradualmente” questo crimine contro l’umanità è di per sè una dichiarazione ingannevole. Quando le vite delle persone sono in gioco, allora “Questo non è il momento … di prendere il farmaco tranquillante del gradualismo”.

2. Nel 1984, il regime cinese emise una legge per legalizzare l’espianto di organi su prigionieri giustiziati. I funzionari cinesi, quando il Dr. Wang Guoqi testimoniò riguardo questa pratica davanti al Congresso nel 2001, la definirono nondimeno una bugia. La Cina negò la pratica fino al 2005, quando la pressione internazionale costrinse i funzionari cinesi ad ammettere la pratica. Poi affermarono che più del 90 per cento degli organi proveniva da questa fonte, il che contribuiva a più di 10.000 trapianti all’anno. Dal momento che il regime cinese ha una storia priva di trasparenza, diviene obbligatorio adottare provvedimenti quali un esame approfondito e un controllo.

Nel 2007, un anno prima dei Giochi Olimpici del 2008 a Pechino, la CMA – Chinese Medical Association (Associazione Medici Cinesi), garantì alla WMA – World Medical Association (Associazione Medici Mondiale) di mettere fine al prelievo di organi su prigionieri giustiziati, con l’eccezione della richiesta da parte dei parenti. Nonostante la promessa, la Cina ha continuato ad attuare più di 10.000 trapianti ogni anno, senza un effettivo sistema pubblico di donazione degli organi.

Ora, sei anni dopo la promessa del CMA, la Cina non parla nemmeno di Porre Fine alla pratica, come fece nel 2007, ma annuncia solamente – con un arco di tempo indefinito – di Eliminarla Gradualmente. Noi sosteniamo che il recente annuncio del 2013 della Cina è in effetti un passo indietro rispetto alla promessa del 2007. Sulla base di quanto sopra; è incomprensibile come la comunità internazionale loda alle sue recenti dichiarazioni.

3. La terminologia ufficiale cinese è vaga e ambigua in quanto annuncia solamente ” l’inizio della graduale eliminazione” senza stabilire un termine per quando il prelievo di organi su prigionieri giustiziati giungerà a una fine definitiva. Secondo le dichiarazioni dei funzionari cinesi, il termine finale potrebbe essere il 2015, ma allo stesso tempo è “imprecisato”. Quando è stato chiesto quando la pratica del prelievo di organi su prigionieri giustiziati finirà, i funzionari cinesi hanno descritto questo arco di tempo come “indefinito”.

In altre dichiarazioni, i funzionari cinesi parlano di “eliminare gradualmente la dipendenza da organi dei prigionieri giustiziati”, il che non attua la fine di questa pratica immorale, ma solo un cambiamento nella percentuale, mantenendo la possibilità di continuare la pratica, se necessario.

Le dichiarazioni ufficiali provenienti dalla Cina sono insufficienti e vaghe. Senza controllo e monitoraggio internazionale, la progressiva eliminazione può durare “a tempo indeterminato” e quindi un euforico encomio è prematuro e fuori luogo. Invece di applaudire la Cina per il suo annuncio di ritiro graduale, si dovrebbe piuttosto prendere in considerazione il numero delle vittime innocenti che perderanno la loro vita ogni giorno che questa pratica abusiva continua.

4. Le recenti dichiarazioni affermano che la Cina introdurrà un sistema informatizzato di assegnazione-organi. Tuttavia, il sistema informatizzato di assegnazione-organi non garantisce che gli organi inseriti nel sistema informatizzato siano procurati eticamente. Invece, senza un’apertura all’accertamento, il sistema di ripartizione degli organi computerizzato pone il rischio di consentire una più efficiente distribuzione di organi prelevati in maniera non etica.

Deve essere garantito al di là di ogni dubbio che la nuova assegnazione computerizzata degli organi non sia una forma sofisticata di “riciclaggio di organi”, utilizzando gli organi dei prigionieri e cancellando tutte le tracce del loro approvvigionamento amorale.

Il risolvere la questione del prelievo non etico di organi su prigionieri in Cina non necessita di un sistema informatizzato di assegnazione-organi. Invece, ciò che è necessario è l’immediata cessazione del prelievo non etico di organi e di un sistema che fornisca una tracciabile documentazione dei successivi approvvigionamenti.

Fino a quando la Cina non riconosce ufficialmente l’espianto degli organi su prigionieri come contrario all’etica, resta incerto se questa fonte di organi verrà mai abolita, anche dopo aver istituito un sistema computerizzato di assegnazione-organi e di un programma di donazione-organi volontaria.

Il miscuglio dei due gruppi di organi, uno da esecuzioni e l’altro da donazioni, attraverso il preannunciato sistema informatizzato di assegnazione-organi servirà solo ad occultare le pratiche non etiche. Darà loro una parvenza di legittimità e di consenso. È semplicemente un modo per far credere che il crimine iniziale non si sia verificato. La pura e semplice istituzione di un sistema di assegnazione computerizzata di organi senza un’immediata cessazione del prelievo di organi su prigionieri è eticamente senza senso.

5. Il 20 Maggio 2013, ABC TV ha intervistato Huang Jiefu, ex vice Ministro della Salute in Cina; alla domanda riguardo il prelievo di organi su prigionieri, egli rispose: “Perché disapprovi?” Questo suggerisce che i funzionari cinesi ancora non riconoscono che il prelievo di organi su prigionieri giustiziati non sia etico. L’etica della donazione degli organi richiede il consenso libero, volontario e consapevole, malgrado ciò la Cina si sottrae a questo requisito banalizzandolo a un consenso “scritto” dai prigionieri.

Le dichiarazioni da parte della Cina parlano di una progressiva eliminazione degli espianti di organi su prigionieri giustiziati, ma non è menzionato se gli Ospedali Militari, noti per essere fortemente coinvolti nelle pratiche di espianto non etico di organi, saranno inclusi. Le annunciate innovazioni non si applicano anche al mai – riconosciuto, dalla Cina – prelievo di organi su prigionieri di coscienza, in particolare su detenuti praticanti del Falun Gong come il più consistente gruppo preso di mira.

Nel 2012, David Matas disse alla Conferenza Annuale dell’International Association of Genocide Scholars (Associazione Internazionale degli Studiosi di Genocidio) a San Francisco:

“Il 30 novembre 1999, l’Ufficio 610 (in Cina) convocò più di 3.000 funzionari nella Grande Sala del Popolo nella capitale per discutere della campagna contro il Falun Gong, che non era a quel tempo andata bene. Le manifestazioni continuavano a verificarsi in Piazza Tiananmen. Il capo dell’Ufficio 610, Li Lanqing, indicò la nuova politica del governo sul movimento: ‘diffamare la loro reputazione, rovinarli finanziariamente e distruggerli fisicamente’.

Una richiesta di distruggere il Falun Gong fisicamente è un invito al genocidio. Non è dichiaratamente un richiamo al genocidio per rifornirsi dei loro organi. Tuttavia, quando il rifornimento si verifica, nel contesto di una richiesta di distruzione fisica, i due fatti dovrebbero essere collegati. Il rifornirsi di organi è il mezzo, la distruzione fisica è l’intento”.

Non vi è praticamente alcuna linea di demarcazione tra il distruggere fisicamente e il prelievo di organi su praticanti del Falun Gong, quest’ultimo è persino redditizio. Così, senza un’ammissione pubblica dell’uso dei prigionieri di coscienza come fonte di organi, non vi è alcuna garanzia che questa modalità di fornitura di organi finirà. Una graduale eliminazione di questa pratica abusiva con un termine indefinito è eticamente insostenibile. Potrebbe essere auspicabile dal lato dell’esecutore ma è raccapricciante e inaccettabile dal lato della vittima. È una tragedia sia per le vittime che per la professione medica. La seguente citazione dal Rev. Martin L. King Jr. appare provvidenziale così come lo è stato nel 1963:

” … La spietata urgenza di adesso. Questo non è il momento di dedicarsi al lusso di rinfrescarsi, o di prendere il farmaco tranquillante del gradualismo … Ora è il tempo di rendere la giustizia una realtà per tutti i figli di Dio”.

6. L’annunciata progressiva eliminazione del prelievo degli organi su prigionieri giustiziati è stata accompagnata da una proclamazione ufficiale di un sistema pubblico di donazione-organi. Tuttavia, c’è una consueta reticenza nella popolazione cinese nel donare gli organi, cosa che è confermata anche dai funzionari cinesi. Inoltre, non c’è in atto alcuna legislazione sulla morte-cerebrale, che regolerebbe l’approvvigionamento di organi a seguito di morte cerebrale. Pertanto il sistema pubblico di donazione di organi sarebbe basato sulle donazioni da morti per malattie cardiache, il che ridurrebbe l’efficienza di alcuni degli organi donati.

Nel settembre 2013, il giornale cinese Guang Ming Daily ha pubblicato un articolo affermando che da 100 potenziali donatori di organi in Cina, solo il 5 per cento degli organi donati alla fine può essere utilizzato per il trapianto. Nel complesso, le condizioni in Cina consistono nel persistere dell’utilizzo di organi di prigionieri al di là del promesso lasso di tempo di due anni.

Deve essere garantito al di là di ogni dubbio, che i prigionieri di coscienza, principalmente i praticanti del Falun Gong detenuti, non siano iscritti a forza in tale programma pubblico di donazione degli organi sotto una falsa identità. È stato osservato che documenti di identità falsi di nazionalità cinese sono stati emessi a stranieri in visita per eseguire un trapianto, al fine di aggirare la legge sul divieto del turismo a scopo di trapianti. È richiesta trasparenza e controllo per evitare l’inserimento di false identità nel sistema computerizzato di assegnazione degli organi.

7. Nel mese di ottobre 2011, il giornale The Lancet ha pubblicato la lettera “È giunto il momento di boicottare la scienza e la medicina cinesi pertinenti al trapianto di organi”. La lettera richiedeva di “boicottare i documenti di accettazione alle conferenze, rendere di pubblico dominio i documenti nelle riviste, e di collaborare sulla ricerca relativa ai trapianti a meno che non si possa verificare che la fonte dell’organo non sia un prigioniero giustiziato”.

Mentre apprezziamo il rigoroso richiamo alle norme etiche nelle pubblicazioni provenienti dalla Cina, notiamo la mancanza dello stesso severo richiamo quando si tratta di difendere i nostri standard etici. Così tanto quanto i coautori sono stati coraggiosi a pubblicare la summenzionata lettera su The Lancet a causa dell’interesse di ordine etico, noi dovremmo essere ancora più motivati a richiedere apertamente la fine immediata dell’espianto non etico di organi.

Il rifiutare di pubblicare documenti, il che include i dati dei prigionieri giustiziati, è una necessaria ma insufficiente reazione agli abusi in Cina. Abbiamo l’imperativo assoluto di opporci anche a gran voce agli espianti stessi. Vivendo in una società che permette la libertà di espressione, noi non siamo ostacolati per richiedere apertamente la fine immediata del prelievo non etico di organi in Cina. In realtà, come medici e organizzazioni mediche, è nostra responsabilità e obbligo morale di chiedere la fine immediata di questa pratica immorale.

Nel 2006, il giornale China Daily ha riportato il numero consistente di 20.000 trapianti in Cina, con il 90 per cento degli organi provenienti da prigionieri giustiziati. L’attenzione e la pressione della comunità internazionale degli ultimi anni hanno contribuito ai recenti sviluppi e a indicarci che dobbiamo persistere con i nostri sforzi per chiedere la fine immediata degli abusi sul prelievo di organi.

Una volta che la pratica viene riconosciuta come immorale, non vi è alcuna scusa per continuarla. L’immorale prelievo di organi su prigionieri potrebbe essere risolto immediatamente, se la comunità internazionale unisse i suoi sforzi e si oppose alla pratica all’unisono. Non c’è nessuna legge che ci vieti di sollecitare immediatamente la Cina ad astenersi dal prelievo non etico di organi – richiede solo la volontà di farlo.

In caso contrario, potremmo aver bisogno di chiederci se la Cina avesse successo nell’uso del sistema informatizzato di assegnazione degli organi e nell’annuncio di una progressiva eliminazione questo sarebbe come un cavallo di Troia per compromettere e affievolire i nostri standard etici.
Chiediamo alla comunità internazionale di unirsi a noi nel sollecitare la Cina a porre fine immediatamente e incondizionatamente al prelievo immorale di organi su prigionieri giustiziati e tutti i prigionieri di coscienza.

ClearHarmony, 12 Ottobre 2013

English Version:
http://en.minghui.org/html/articles/2013/10/3/142509.html

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