La crisi dell’euro minaccia le esportazioni cinesi

La forte perdita di valore dell’euro, a seguito della crisi greca e delle incertezze per l’economia di altri Stati europei, causa difficoltà alle esportazioni cinesi per il conseguente aumento di prezzo delle sue merci.

Il cambio è sceso ieri a 8,3587 yuan per euro, il minimo da 7 anni, ma analisti ricordano che la valuta cinese ha guadagnato il 14,5% sull’euro in 4 mesi. Pechino ha tenuto fermo il cambio yuan-dollaro Usa dalla metà del 2008, resistendo alle critiche e alle pressioni internazionali, che ritengono la valuta cinese molto sottostimata rispetto al valore effettivo. Finora Pechino ha sempre ribattuto che uno yuan stabile favorisce la ripresa economica del Paese e, quindi, dell’intero mondo.

Ma ieri Yao Jian, portavoce del Ministro degli esteri, ha osservato che aumentano gli effetti negativi di tale misura, rendendo più costose e meno competitive le merci esportate verso l’Unione Europea, che resta il maggior partner commerciale del Paese. Peraltro ha ribadito che “un aumento del valore dello yuan non è la via per ribilanciare l’economia. E’ una questione interna cinese.” “Esperti di vari Paesi, anche studiosi universitari e industriali, sono d’accordo che la politica cinese per il cambio dello yuan non è la causa del disavanzo negli scambi commerciali Cina-Usa, né è causa dell’attuale fase di stasi”.

A marzo le  esportazioni cinesi sono state inferiori alle importazioni, per la prima volta in 6 anni. Yao si mostra fiducioso che la situazione migliori nei prossimi mesi, ma ritiene comunque che le esportazioni su base annuale diminuiranno in modo evidente. Anche perché nel 2009 e nei primi 4 mesi del 2001 in Cina c’è stato un forte aumento della richiesta di beni di consumo, anche di lusso.

Fonte: Asianews, 18 maggio 2010

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