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La cittadinanza al Dalai Lama diventa un caso diplomatico

Un invito pressante da parte del governo con una serie di comunicazioni riservate indirizzate a Palazzo Marino. Il messaggio è chiaro: tenere in seria considerazione l’ottimo rapporto tra Italia e Cina. Che potrebbe essere incrinato dal conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Conseguenza? L’interruzione dei rapporti tra Cina e Milano per tre anni. Basta fare due conti: siamo nel 2012, i tre anni scadono nel 2015, quindi addio alla presenza della Cina a Expo 2015. Riunione d’emergenza ai piani alti del Comune. Il sindaco, Giuliano Pisapia, in serata, ha convocato d’urgenza i capigruppo della maggioranza per tracciare la rotta delle prossime ore. La mozione che conferisce la cittadinanza onoraria al Dalai Lama arriva in aula questo pomeriggio ed è stata firmata da tutti i gruppi consigliari. Un segnale di riconoscimento per la massima autorità religiosa dei buddisti, che martedì prossimo arriverà a Milano per una tre giorni di incontri. Ma la strada è piena di ostacoli e a questo punto il voto bipartisan è a rischio. Si sta studiando una mediazione: non votare la mozione, ma ricevere ufficialmente il Dalai Lama in consiglio comunale durante la sua visita milanese. Il sindaco Pisapia ha lasciato mano libera al consiglio comunale, ma ha anche assicurato che darà il suo appoggio qualunque sia la decisione dell’aula. La tensione c’è da giorni. La comunità cinese non ha gradito l’iniziativa del Comune. Ci sarebbero stati interventi di moral suasion da parte del console cinese, ma la vicenda ha superato di gran lunga i confini cittadini. Ed è piombata direttamente sul governo. Si muove la Farnesina, si muove la diplomazia. È tutto un dire e non dire. Ma l’invito è chiaro. Così come la sollecitazione. La Cina, Paese che ha ospitato l’Expo di Shangai nel 2010, non gradisce che la città che ospiterà Expo nel 2015, conferisca la cittadinanza onoraria al Dalai Lama ed è pronta a interrompere i rapporti con Milano, rinunciando alla sua partecipazione a Expo. Questione delicatissima anche per un altro motivo. Che farà il consiglio comunale? Si piegherà al diktat del Celeste Impero o cercherà la mediazione? Si cercano arzigogoli, si consulta il regolamento. Basterebbe che uno dei partiti presenti in consiglio ritirasse la firma dalla mozione per poter rimandare sine die il conferimento della cittadinanza onoraria. È una questione aperta. La decisione finale verrà presa oggi. Non è la prima volta che si crea una tensione del genere. Nel 2007 Letizia Moratti non ricevette ufficialmente il premio Nobel per la Pace a Palazzo Marino: fu lei ad andare a salutarlo al Palasharp, luogo della conferenza pubblica. Compromesso per non incrinare i rapporti con la Cina. Allora la posta in gioco era l’imminente voto per conquistare Expo. Due mesi fa il centrodestra aveva presentato una mozione analoga. In quel caso, oltre alla necessità di arrivare a un documento bipartisan, erano arrivati i primi segnali di preoccupazione da parte della comunità cinese. Il centrodestra ritirò la mozione. Questo per guardare a casa nostra. Ma nel 2011 anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama dovette fare i salti mortali per non incappare nell’ira della Repubblica popolare: incontrò il Dalai Lama, non nella Sala Ovale, tradizionale luogo d’incontro riservato alle visite ufficiali, ma nella Sala delle mappe all’interno della residenza privata dell’esecutivo.

Maurizio Giannattasio

Fonte: Corriere della Sera, 21 giugno 2012