La Cisco accusata di complicità con la Cina per gli abusi e le torture sui cyber-dissidenti

Riportiamo il comunicato stampa del 7 giugno scorso della LRF di Washington con cui Harry Wu ha annunciato l’azione legale intrapresa contro la Cisco System inc.

Tre dissidenti cinesi,  Du Daobin, Zhou Yuanzhi, e Liu Xianbin, con il supporto finanziario della Laogai Research Foundation, hanno citato diversi funzionari della Cisco Systems, Inc. davanti alla Corte del distretto del Maryland.  Thomas Lam, Presidente del settore Operazioni in Cina,  Owen Chan, Presidente  del settore  Operazioni Asia e  Pacifico, Rick Justice, Consigliere esecutico e  John Chambers, Segretario e CEO, sono accusati di aver consapevolmente aiutato e favorito il Governo cinese nell’attuare la repressione degli utenti internet fornendo loro tecnologia e know how e formando il personale per la costruzione e il funzionamento del “Golden Shield Project”, conosciuto anche come “China’s Great Firewall”. I ricorrenti sono scrittori che hanno pubblicato su internet diversi articoli a favore della libertà e delle riforme democratiche. Grazie alla tecnologia fornita da Cisco, il Ministero di Pubblica Sicurezza ha potuto rintracciarli: sono stati detenuti arbitrariamente e hanno subito abusi e torture fisiche, psichiche ed emozionali. Essi chiedono quindi che i convenuti vengano ritenuti responsabili e siano condannati al risarcimento dei danni.

Cisco fornisce tecnologia e formazione al Ministero di Pubblica Sicurezza cinese fin dagli inizi del 2000. Ha consentito la persecuzione e l’arresto di innumerevoli dissidenti politici o religiosi. Tra le vittime più illustri ricordiamo l’artista di fama internazionale,  Ai Weiwei, l’attivista pro diritti civili cieco Chen Guangchen, e l’avvocato Gao Zhisheng, oltre al Nobel 2010 Liu Xiaobo.
Proprio mentre a Xiaobo veniva impedito di ritirare il premio, il Ceo di Cisco John Chambers a Oslo faceva sapere che la sua società aveva contribuito a finanziare il concerto per il Premio per la Pace. Senonché senza la fattiva collaborazione della stessa società  non sarebbe stato così facile per la polizia cinese arrestare Xiaobo per “incitamento alla sovversione del potere dello Stato”.

Anche se ovviamente dalla prigione Liu Xiaobo non ha modo di condurre alcuna azione legale negli Stati Uniti,  Du Daobin e Zhou Yuanzhi sperano di poter agire anche in suo nome.

Cliccando qui potrete leggere l’atto di citazione (in inglese) e la documentazione della LRF di Washington sul Golden Shield e sulla repressione della libertà di espressione di cui si è resa complice la Cisco.
FRP

Fonte: Laogai Research Foundation, 9 giugno 2011

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