La Cina vorrebbe dettar legge anche nella cultura

La Repubblica Popolare Cinese, o meglio, i suoi governanti, pensano di poter dettare legge ovunque con gli stessi metodi che usano a casa loro. Ecco che si permettono di scrivere al sindaco di una città italiana, Brescia, per chiedere di annullare una mostra perché l’artista coinvolto è un dissidente Badiucao, pseudonimo dell’artista-attivista cinese noto per la sua arte di protesta, e pertanto non gradito.

Ovviamente il Sindaco ha rimandato al mittente l’invito e la mostra si è tenuta regolarmente e si concluderà il 13 febbraio. Forse questa determinazione sarà anche legata al fatto che nell’Università di Brescia non è presente l’Istituto Confucio? Questa è un’istituzione per la diffusione all’estero della lingua e cultura cinese creata dall’Ufficio “Hanban” del Ministero dell’Istruzione della Repubblica Popolare Cinese.

Il primo Istituto Confucio è stato aperto a Seul, in Corea del Sud, il 21 novembre 2004 e in Italia è presente in molti tra i più importanti atenei. Il primo nasce a Roma (2006) all’Università La Sapienza, è il secondo in Europa. Istituti voluti dall’Hanban, Ufficio Nazionale per l’insegnamento del cinese come lingua straniera, affiliato al Ministero dell’Istruzione Cinese, dal 2020 Hanban è stato sostituito dal Centro per l’educazione e la cooperazione linguistica, ente anche questo affiliato al Ministero dell’Istruzione.

Istituiti che vengono ritenuti strumenti al servizio della propaganda del regime cinese tanto che la Svezia ha chiuso l’ultimo nel maggio dello scorso anno. La Svezia è stata, fra l’altro, la prima in Europa ad ospitare questa istituzione “culturale”. Istituto che lascia la sua impronta in ogni occasione e recentemente l’occasione è stata importante, 72 anni fa nasceva la Repubblica Popolare Cinese e bisognava festeggiare!

A Pisa la Scuola Superiore Sant’Anna, scuola di eccellenza di livello internazionale, ha festeggiato assieme al locale Istituto Confucio questo compleanno con tanto di punto esclamativo. Ancora due anni e  il comunismo cinese raggiungerà l’età di quello sovietico e non sembra di vedere cenni di cedimento. Allora è bene festeggiare, non si sa mai! Anzi si sa, eccome. La capillare presenza della Cina, non solo dal punto di vista economico, specialmente nelle istituzioni accademiche e universitarie, lascia intendere che ancora per molti anni avremo a che fare con questo centro di influenza. Speriamo che la potenza anche commerciale cinese non provi ad influenzare le ricche terre bresciane che tanti rapporti hanno con il celeste impero.

Di Andrea Bartelloni- Corriere del Sud, 17/12/2021

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