La Cina taglia le condanne a morte

La Cina ha intenzione di ridurre il numero delle condanne a morte eseguite ogni anno sul suo territorio applicando la pena solo ai reati più gravi e portando il numero delle esecuzioni a “un numero estremamente ridotto”.

Secondo le ricerche effettuate da Amnesty Internationa la Cina attualmente è lo stato in cui si eseguono più condanne a morte, più che in Iran, in Arabia Saudita e negli Stati Uniti. L’ufficio di Hong Kong di Amnesty International rileva che la Cina applica la pena di morte a più di 60 reati, tra cui molti non-violenti e i reati economici. Sulla base dei suoi calcoli l’organizzazione per i diritti umani ritiene che nel 2008 siano state giustiziate in Cina 1.718 persone. Prima del 1996 tutte le sentenze a morte erano state eseguite tramite fucilazione; adesso Pechino ha deciso di commutare il metodo con quello dell’iniezione letale entro il 2010 e a questa decisione vogliono ispirarsi anche altre città desiderose di utilizzare un sistema “più umano”.

In un’intervista pubblicata due giorni fa sul China Daily, Zhang Jun, il vice-presidente della Corte suprema del popolo, ha detto che la Cina non eliminerà la pena capitale, ma limiterà il numero delle esecuzioni capitali. Il vicepresidente ha dichiarato che l’Alta corte ha lavorato per far sì che la pena di morte sia usata solo per coloro che hanno commesso crimini estremamente gravi che portano a “gravi conseguenze sociali”, come l’omicidio derivante da controversie.

Zhang Jun ha spiegato che è impossibile abolire la pena capitale allo stato attuale della realtà sociale del paese e che la popolazione ha sostenuto la pratica per un lungo periodo di tempo. Le sentenze di morte potrebbero essere mutate nel carcere a vita e poi ridotte a 20 anni, e ulteriormente ridotte per buona condotta, ha dichiarato, aggiungendo che l’Alta corte spingerà i tribunali a pronunciare poche condanne di morte per quanto possibile.

Il China Daily ha detto che il Tribunale supremo del popolo ha annullato il 15% delle condanne a morte emesse nel 2007 e il 10 per cento nel 2008. Se veramente la Cina in futuro decurterà il numero delle esecuzioni questa sarà una mossa accolta con entusiasmo da Amnesty International – le 1.718 esecuzioni di 2008 rappresentano il 72% del totale di quelle avvenute nell’intero mondo. Zhang Jun non ha fornito nessuna cifra ufficiale circa il numero effettivo delle condanne a morte eseguite in Cina sino ad ora: il numero delle persone uccise è un segreto di Stato.

Fonte: WebMagazine, periodico italiano, 2 agosto 2009

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