La Cina si prepara a costruire basi militari in Pakistan – Rapporto del Pentagono

La Cina si sta preparando a espandere il proprio potere militare in tutto il mondo, con nuove basi d’oltremare in paesi come il Pakistan, mentre l’esercito più grande del mondo cerca un ruolo più importante nella difesa degli interessi cinesi all’estero, dichiara un rapporto del Pentagono.

Lo scorso anno la Cina ha speso 180 miliardi di dollari per l’esercito di liberazione popolare, secondo la relazione annuale del dipartimento della difesa statunitense, ma i funzionari hanno ammesso che le cifre potrebbero non tenere conto di tutte le spese, a causa della “scarsa trasparenza contabile”. Questa stima è sensibilmente superiore al budget ufficiale dichiarato della difesa cinese di circa 140 miliardi di dollari.

“La Cina probabilmente cercherà di costruire basi militari supplementari nei paesi con i quali ha relazioni amichevoli e interessi strategici di lunga data, come il Pakistan”, prosegue il rapporto.

“Questa decisione, insieme alle visite regolari di navi a porti stranieri, riflette e amplifica l’influenza crescente della Cina, estendendo la portata delle sue forze armate”.

L’anno scorso la Cina ha iniziato a costruire la sua prima base all’estero, in Gibouti, nazione africana, già sede di Camp Lemonnier, una grande base statunitense responsabile delle operazioni contro il terrorismo nel Golfo Persico e nell’Africa orientale e settentrionale.

La nuova base è citata frequentemente nel rapporto del Pentagono così come progetti maggiori per ulteriori impianti militari. Il Pakistan è stato individuato come una posizione probabile ed è già il più grande acquirente di armi cinesi.

“La Cina vuole mettere in discussione il primato americano nella regione e successivamente diventare la potenza militare della regione”, ha dichiarato Sam Roggeveen, esperto militare della Cina presso il Lowy Institute di politica internazionale.

“Per ora le ambizioni della Cina rimangono regionali, ma sta diventando chiaro che Pechino ha sempre più ampie aspirazioni globali che, sebbene siano ancora in fase iniziale, cominciano a prendere forma”.

Negli ultimi anni la Cina è diventata militarmente sempre più risoluta, soprattutto nelle controversie territoriali nell’Est e nel Sud della Cina, dove sempre più spesso sfida le navi da guerra e gli aerei americani. L’espansione militare all’estero è anche parte dell’iniziativa per un’infrastruttura di 900 miliardi di dollari, promossa dal presidente Xi Jinping, per creare una nuova Via della seta, con alcuni dei progetti previsti in regioni instabili quali Afghanistan e Pakistan.

Ma alcuni ribattono che i progetti siano un’estensione naturale del desiderio della Cina di essere più coinvolta nella sicurezza internazionale.

“Con l’espansione degli interessi cinesi a livello mondiale, la Cina ha bisogno di strutture di difesa in paesi stranieri, limitate ma necessarie”, ha dichiarato Zhu Feng, professore di sicurezza internazionale dell’Università di Nanchino. Mentre il potere cinese si espande all’estero, Zhu ha dichiarato che la sfida più grande sarebbe la cooperazione e la comunicazione con la comunità internazionale.

Ha anche condannato il “doppio standard” dell’Occidente verso le ambizioni della cinese, affermando che le paure sono infondate.

La struttura in Gibuti “non è una base militare, ma è una base di approvvigionamento militare. La descrizione è sbagliata”, ha aggiunto Zhu, ripetendo esattamente le parole del governo cinese, che cerca di minimizzare il ruolo della base.

“La Cina può costruire simili basi di approvvigionamento all’estero quando necessario”.

La Cina ha già la più grande marina del Pacifico, ha dichiarato il rapporto del Pentagono, con più di 300 navi. Eppure la Cina è ancora in ritardo rispetto agli Stati Uniti e al Giappone in termini di tecnologia e capacità.

A differenza delle stime precedenti, il dipartimento della difesa degli Stati Uniti non ha registrato un aumento rilevante di terra recuperata sulle isole contese nel Mar Cinese Meridionale. Stando al rapporto, in precedenza la Cina aveva versato sabbia nell’oceano per creare 3.200 acri (1.300 ettari) attorno a sette rocce e alla barriera corallina delle isole Spratly.

Tre delle isole artificiali dispongono di campi di volo e saranno in grado di sostenere tre reggimenti di combattenti una volta conclusa la costruzione di “24 hangar di combattimento, posizioni per armi fisse, caserme, edifici amministrativi e strutture di comunicazione in ciascuno dei tre avamposti”.

Nonostante la prospettiva di basi aeree nel Mar Cinese Meridionale, chiamate “portaerei inaffondabili”, resta da vedere se la Cina può mantenere squadre così lontane dalla terraferma per lunghi periodi, ha dichiarato Roggeveen.

Il dispiegamento di combattenti non aumenterà la tensione regionale, ha detto Zhu. “È una struttura di difesa molto limitata ma necessaria”, ha aggiunto, dicendo che sono le navi da guerra degli Stati Uniti nell’area colpevoli per le tensioni crescenti.

The Guardian, 7 giugno 2017

Traduzione Andrea Sinnove,LRF Italia Onlus

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