La Cina si mobilita per la libertà di espressione

Le condizioni di prigionia del dissidente cinese Liu Xiaobo sono significativamente migliorate da quando ha vinto il Nobel per la pace. Lo ha detto sua moglie Li Xia, intervistata dal quotidiano francese online Mediapart. “Le cose vanno ora molto meglio per lui. Lo trattano meglio, gli danno cibo migliore, ha anche uno scaldavivande nella sua cella”, ha detto la donna, che lo ha potuto visitare nel carcere dove sta scontando 11 anni per sovversione. Liu Xia ha dichiarato di volersi recare a Oslo per ritirare il premio al posto del marito, ma non ha nascosto le difficolta’. “Ho un passaporto, ma al momento non posso uscire di casa. E se riusciro’ ad arrivare in Norvegia, mi faranno tronare in Cina?”, si e’ chiesta la donna. La moglie del dissidente e’ confinata dalla polizia nel suo appartmento di Pechino sin dal 10 ottobre, quando e’ stato annunciato il premio per il marito. La donna e’ stata poi condotta dagli agenti nel carcere di Jinzhou, a 500 chilometri dalla capitale, dove ha potuto vedere il marito. Liu Xiaobo era stato informato del premio dai suoi carcerieri. Tornata a casa nella tarda serata di domenica, Liu Xia continua trovarsi di fatto agli arresti domiciliari. Intanto un gruppo di anziani ex-funzionari governativi cinesi ha diffuso su Internet una «lettera aperta» nella quale si chiede l’ abolizione della censura sui mezzi d’ informazione, che viene definita «incostituzionale». La diffusione della lettera, che usa toni insolitamente forti per la Cina, ha coinciso con l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2010 al dissidente detenuto Liu Xiaobo ma la sua preparazione, hanno affermato alcuni dei firmatari, era cominciata qualche settimana prima. Tra gli altri hanno sottoscritto il documento Li Rui, ex-segretario del presidente Mao Zedong, e Jiang Ping, ex-presidente dell’ Università di legge e scienze politiche che ha tenuto corsi in diversi atenei stranieri tra cui anche a Roma. Gli estensori della lettera ricordano che la libertà di espressione è garantita dalla Costituzione del 1982 e che il suo mancato rispetto costituisce «uno scandalo nella storia mondiale della democrazia». I 23 firmatari accusano il Dipartimento centrale di propaganda del Pcc di essere un «potere clandestino» la cui invadenza si spinge fino a censurare i discorsi dei massimi dirigenti. La lettera fa riferimento al recente discorso nel quale il premier We Jiabao ha sottolineato la necessità di una «riforma politica» che è stato pubblicato in Cina in una versione censurata e ridotta.

Fonte: Affari Italiani.it, 13 ottobre 2010

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