La Cina, con sempre più controllo sui media, ha incarcerato 41 giornalisti

Mentre nel 2017 vengono incarcerati un numero record di giornalisti in tutto il mondo, un gruppo per la libertà di stampa statunitense afferma che il Partito Comunista Cinese ha un totale di 41 giornalisti attualmente dietro le sbarre.

Lo scrittore dissidente Yang Tianshui  in un ospedale di Nanchino, il 7 novembre 2017.

Nella sua relazione annuale, il Committee to Protect Journalists (CPJ) di New York ha puntato il dito sul presidente degli Stati Uniti Donald Trump per non aver fatto alcuna menzione del record di Pechino sui diritti umani durante il suo recente viaggio.

“Trump non ha fatto alcun riferimento pubblico sui diritti umani, nonostante il giro di vite in corso che ha portato agli arresti di giornalisti cinesi, attivisti e avvocati”, ha detto il gruppo.

Viene anche messo in evidenza l’uso della “negligenza medica” per gli scrittori e i giornalisti nei centri di carcere e di detenzione, citando la morte di premio Nobel per la Pace e scrittore Liu Xiaobo, in ospedale e sotto sorveglianza, a seguito di una diagnosi di cancro al fegato in fase avanzata.

I tempi sul trattamento di Liu mettono in dubbio se abbia ricevuto le cure adeguate in custodia”, ha affermato il gruppo, citando il ripetuto rifiuto del governo aulla richiesta di Liu di cercare un trattamento medico all’estero.

Nel frattempo, lo scrittore e giornalista Yang Tongyan, meglio conosciuto con il suo pseudonimo Yang Tianshui, è morto nel mese di novembre in circostanze simili, poco dopo il rilascio per motivi di salute, con un grave tumore al cervello.

Il fondatore e redattore capo di Tianwang, sito sui diritti umani, Huang Qi, è attualmente “in precarie condizioni di salute” con una malattia al rene dopo il centro di detenzione ha fermato il suo piano alimentale e il trattamento medico.

“La negazione ripetuta di cure mediche ai giornalisti e agli altri prigionieri politici è, in effetti, una condanna a morte lenta”, dichiara il CPJ in un post sul blog.

Il ricercatore del CPJ in Cina, Wang Yaqiu, ha riferito che mentre le incarcerazioni di giornalisti in Cina è stato eclissato dagli 81 operatori dei media in carcere in seguito al fallito colpo di stato politico in Turchia nel 2017, il ruolo di primo piano della Cina come un importante censore delle notizie non deve essere dimenticato.

“Dal fallito colpo di stato turco nel luglio di quest’anno, il governo turco ha cominciato ad aumentare la pressione sui media e sono almeno 81 i giornalisti imprigionati”, ha detto Wang.

“Ma mentre la Turchia occupa il primo posto in termini di l’incarcerazione di giornalisti di quest’anno, le condizioni in Cina sono ancora tristisui temi della soppressione dei media”, ha concluso.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation


Fonte: Radio Free Asia, 14/12/17

English article: China Has 41 Journalists Behind Bars Amid Ever-Widening Media Controls

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