La Cina processa in segreto uno storico di etnia mongola famoso per un libro sul genocidio nella Mongolia Interna

Le autorità cinesi nella regione settentrionale della Mongolia interna hanno processato uno scrittore di etnia mongola in segreto con  accuse di “separatismo”,  ha riferito un gruppo per i diritti  civili.

La notizia che Lhamjab A. Borjigin, 75 anni (v.foto), è stato processato il 4 aprile con l’accusa di “separatismo” e “sabotaggio dell’unità nazionale”, è stata riportata dal  Centro di Informazione sui Diritti Umani della Mongolia Meridionale (SMHRIC) con sede a New York.

“Il processo è iniziato alle 9:00 del mattino il 4 aprile e si è concluso intorno alle 12:00  nel tribunale municipale di Shiliinhot ” il gruppo ha reso noto un messaggio audio registrato da Lhamjab stesso.

“Nessuno dei membri della mia famiglia è stato autorizzato a partecipare”, ha detto. “Mi è stato negato il diritto di portare il mio avvocato per difendermi.“

Nativo dell’ Heshigten Banner, una regione della Mongolia Interna e  membro della associazione  Shiliingol League Literary, Lhamjab è stato una voce di primo piano nella cultura dell’etnia mongola in Cina, oltre a documentare la storia orale della regione.

Si è specializzato in testimonianze di sopravvissuti alla violenza politica e al caos sociale della Rivoluzione Culturale, pubblicando nel 2006 il suo libro “La Rivoluzione Culturale in Cina”.

Lhamjab ha detto di essersi rifiutato di parlare cinese durante il processo, e di aver avuto  “a malincuore”  il permesso di portare un interprete in aula. “E’ stato un tipico processo a porte chiuse”, ha detto Lhamjab. “Solo otto persone, vale a dire tre giudici, tre procuratori, io e il mio interprete eravamo presenti nella piccola aula con la porta serrata”. Lhamjab ha respinto le accuse pendenti contro di lui, dicendo di aver solamente scritto la verità storica.

Processo direttamente ordinato dal governo regionale

Secondo Lhamjab, il tribunale non ha ancora emesso il suo verdetto sul caso, che è stato istruito dietro ordine specifico del Governo della Regione Autonoma della Mongolia.

“Quando i  pubblici ministeri mi hanno rivolto le accuse di “separatismo nazionale” “sabotaggio dell’unità nazionale”,  “pubblicazione illegale” e “distribuzione illegale”, “mi sono difeso chiedendo se devono essere considerati  sabotatori dell’unità nazionale quelli che hanno commesso il genocidio nella Mongolia Interna o quelli come me che hanno parlato di questo genocidio”, ha affermato.  “I procuratori mi hanno detto candidamente che non spettava a loro” dice Lhamjab.  “Era perché il Bureau di Pubblica Sicurezza della Regione Autonoma e Il Bureau di Sicurezza Statale stavano facendo pressioni affinché mi imputassero di questi capi di accusa”.
Lhamjab ha detto di aver dichiarato la propria  innocenza per tutto il processo, e di essersi rifiutato di dichiararsi colpevole di qualsiasi accusa.

“Sono determinato a fare appello alla più alta corte perché questo è un processo ingiusto non solo contro di me, ma anche contro l’intera popolazione della Mongolia Interna del Sud che è stata sottoposta a una serie di uccisioni di massa e persecuzioni politiche, ma non ha mai avuto nemmeno il permesso di parlare di queste atrocità.”

Per il suo libro, Lhamjab ha raccolto testimonianze orali di sopravvissuti alla violenza contro l’etnia mongola durante la Rivoluzione culturale, compito che durato 20 anni.

Il libro accusa il partito comunista cinese al potere  di genocidio sponsorizzato dallo stato nella regione mongola del sud, descrivendo le tecniche di tortura e le detenzioni in una brutale campagna che ha ucciso almeno 27.900 persone e ne ha imprigionate e torturate  346.000.

Lhamjab ha pubblicato il libro in modo non ufficiale, a sue spese, dopo  che le case editrici cinesi gestite dallo stato si erano rifiutate di pubblicarlo.
“Il libro è diventato popolare tra i mongoli non solo nella Mongolia Interna, ma anche nel vicino stato indipendente di Mongolia “, ha detto l’organizzazione SMHRIC.

Distruggere la civiltà nomade

L’anno scorso, una versione audio abbreviata del libro è diventata virale  tra le etnie mongole su piattaforme di social media cinesi, in particolare WeChat, il gruppo ha detto.

Le autorità da allora hanno iniziato  a requisire  copie del libro e hanno confinato Lhamjab agli arresti domiciliari 11 luglio 2018.

Il gruppo di scrittori PEN America ha chiesto a Pechino di abbandonare le accuse e rilasciare Lhamjab. I cinesi di etnia mongola in esilio hanno inoltre ripetutamente invitato le autorità cinesi a porre fine alle violazioni dei diritti umani, alla discriminazione sistematica e istituzionalizzata contro l’etnia  mongola etnici all’interno dei confini cinesi, e anche a politiche di lunga data volte a porre fine al loro tradizionale, nomade stile di vita.

In una istanza presentata alla Convenzione Internazionale sull’ Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD), che sta attualmente rivedendo i precedenti di Pechino, lo SMHRIC ha chiesto al governo cinese di rilasciare tutti i prigionieri di coscienza di etnia mongola, compresi i membri delle comunità dedite alla pastorizia che sono stati “arbitrariamente arrestati, detenuti e imprigionati per aver difeso la loro terra da appropriazione illegale.”

Il gruppo chiede il ritiro immediato di tutte “ le industrie estrattive, le aziende turistiche e le centrali elettriche che non solo occupano ampi tratti di pascoli mongoli, ma devastano anche l’ecosistema, impoveriscono l’acqua sotterranea e inquinano l’aria e l’acqua.”

Il gruppo sta anche combattendo contro  la  “massiccia campagna di propaganda delle autorità cinesi per giustificare la loro distruzione della civiltà nomade e dell’ambiente naturale.”

Le politiche del governo cinese, il gruppo ha detto, sono “basate su una profonda discriminazione che caratterizza la pastorizia mongola come ‘arretrata, legata ad uno stile di vita arcaico, non scientifico e incivile’ e pubblicizza lo stile di vita cinese come ‘avanzato, civilizzato e scientifico’.”

Le autorità dovrebbero anche perseguire “i crimini di odio e discorsi incitanti all’odio da parte di individui cinesi, enti pubblici o privati e enti governativi contro la lingua I costumi, la tradizione, lo stile di vita e l’identità mongola”, ha detto.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation


Fonte: Radio Free Asia, 12/04/2019

Versione inglese: China Tries Ethnic Mongolian Historian For Genocide Book, in Secret 

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.