La Cina pirata informatico

Un furto da 500 miliardi di dollari: sono queste le stime ufficiali dei danni causati all’economia e all’industria americana dal pirataggio informatico che hanno subito molte imprese negli ultimi mesi. Si susseguono senza sosta, infatti, le denunce provenienti da compagnie differenti, americane, europee, asiatiche, di attacchi telematici da parte di hacker che operano in Cina. E si paventa così il dubbio che sia proprio la Cina a spiare le aziende e le compagnie più potenti, attraverso internet. Il sospetto è che dietro ci sia una vera e propria politica economica basata sullo spionaggio industriale informatico. L’obiettivo di Pechino potrebbe essere quello di diventare la potenza economica più forte del mondo, approfittando della crisi economica occidentale. E si sa, “il fine giustifica i mezzi”, dunque la Cina per raggiungere il suo scopo potrebbe anche aver deciso di rubare il know how e il materiale accumulato da altri gruppi industriali. Se questo fosse vero, ci troveremmo di fronte a quello che Richard Clarke, esperto di cybersicurezza e consulente del presidente americano George W. Bush durante il suo mandato, ha definito “il più grande trasferimento di ricchezza nel più corto periodo che il mondo abbia mai visto”. L’ultimo furto informatico è stato consumato pochi giorni fa: iBahn, un’agenzia americana che offre servizi informatici a grandi catene alberghiere e a colossi industriali come la Siemens, ha subito un attacco da parte di hacker cinesi che ha comportato la perdita di migliaia di lettere, tra cui alcune segrete, contenenti informazioni commerciali fondamentali. Finora gli Stati Uniti stanno evitando lo scontro diretto con la Cina, per salvaguardare i rapporti commerciali tra i due Paesi. Ma contemporaneamente le accuse contro Pechino da parte degli americani si stanno intensificando. Tanto che a novembre sono state ben 14 le agenzie di intelligence che hanno dichiarato che nella lista delle minacce informatiche la Cina sta al primo posto. Inoltre l’attuale governo, per la prima volta, in una dichiarazione sugli attacchi degli hacker ha nominato pubblicamente la Cina come possibile responsabile, mentre si cerca di limitare i danni alle imprese agendo in sincronia con esse. Così le istituzioni statunitensi si stanno impegnando per tentare di migliorare le difese delle compagnie, con operazioni che potrebbero coinvolgere anche le agenzie di intelligence.

Fonte: Il Journal, 21 dicembre 2011

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