La Cina fa a pezzi le promesse al Regno Unito e mostra al mondo chi comanda

Il duro discorso di Xi Jinping a Hong Kong riflette una crescente fiducia della Cina nelle proprie capacità di modellare gli eventi mondiali e di sfidare, o ignorare, paesi meno potenti come la Gran Bretagna.
Il presidente cinese avrebbe potuto gettare un osso al movimento per la democrazia. Avrebbe potuto dare un contentino riguardo le libertà civili e i diritti politici all’opinione occidentale. Invece, a Hong Kong ha detto che è il capo.

Xi, l’uomo duro, ha presentato la legge secondo Pechino. Il suo messaggio: mettersi in riga, o guai.

Anche il suo messaggio alla Gran Bretagna è stato brusco, al limite dello sdegno. La Cina non ammetterà “interferenze” esterne nell’ex colonia. Dimenticate le garanzie di una società libera e aperta, risultato di un sofferto negoziato prima del passaggio del 1997.
“Qualsiasi tentativo di mettere in pericolo la sovranità cinese e sfidare il potere del governo centrale è assolutamente inammissibile”, ha detto Xi.

Nella visione imbastardita di Xi della Costituzione, ogni critica è ormai proibita, e può causare gravi conseguenze. Boris Johnson ha ricevuto una pungente lezione sul nuovo equilibrio dei poteri all’inizio della settimana.
“Mentre guardiamo al futuro, la Gran Bretagna spera che Hong Kong faccia progressi verso un sistema di governo democratico e responsabile”, ha espresso con insolita gentilezza il segretario degli esteri.

L’affermazione di Johnson è stata vergognosamente deferente. Poteva e doveva essere più forte nei confronti delle responsabilità di Pechino e della sua oltraggiosa ingerenza, talvolta illegale. Ma la Cina se l’è presa comunque. Liu Xiaoming, ambasciatore cinese a Londra, ha messo le cose in chiaro con Johnson: “le questioni di Hong Kong d’ora in poi devono essere ‘gestite correttamente’ o ne soffriranno tutti i tipi di rapporti”.

Il peggio doveva ancora venire. Venerdì, il Ministero degli esteri cinese ha formalmente ripudiato la dichiarazione congiunta Sino-Britannica del 1984, la base su cui la Gran Bretagna ha accettato di abbandonare il controllo della colonia. Le due parti avevano convenuto che il trattato sarebbe rimasto in vigore per 50 anni.

“La dichiarazione congiunta Sino-Britannica, come documento storico, non ha più alcun significato pratico e non è affatto vincolante per la gestione del governo centrale su Hong Kong”, ha dichiarato il portavoce Lu Kang. L’Ufficio estero ha respinto rapidamente il cambio politico. Ma col suo attuale atteggiamento prepotente, Xi non sta ascoltando.

L’irrigidirsi delle posizioni della Cina sta seriamente minacciando Hong Kong e le relazioni bilaterali. Suggerisce che non ci si può fidare delle parole ufficiali della Cina, che la questione sia la continuazione delle libertà a Hong Kong (e a Taiwan), o l’espansione illegale militare nella regione o l’investimento nell’industrie nucleare, del commercio al dettaglio e immobiliare britanniche.

L’evidente senso d’impunità della Cina è umiliante anche per la Gran Bretagna. Mostra la riduzione del peso politico internazionale della Gran Bretagna e una scarsissima carenza di amici e alleati affidabili. Donald Trump sarà d’aiuto? Lo farà un’Unione Europea alienata? Improbabile.

Il governo di Theresa May deve affrontare una scelta tra il rispetto dei principi legali e dei valori democratici, e il suo bisogno cronico, dopo Brexit, del commercio e dello scambio con la Cina a qualsiasi costo.

Nessun premio, od ombrello giallo, per prevedere in che modo May e Johnson salteranno.

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus


Fonte: The Guardian, 1 luglio 2017

English article: The Guardian, China tears up promises to UK and shows the world who is in charge

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