Dalle borse al viagra, “falsi” da 1.300 miliardi l’anno

Sotto attacco scarpe e moda italiana. Ma dalla Cina arriva tutto, anche rubinetti e ricambi auto.

Borse, occhiali, accessori e profumi. Ma anche vino e prodotti agroalimentari e finanche farmaci, tra i quali l’immancabile Viagra. L’industria del falso e della contraffazione prospera, alimenta in molti casi i canali di finanziamento del crimine e del terrorismo, e con l’e-commerce vede moltiplicare i suoi profitti.

L’ultima stima della International Chamber of commerce dice che l’industria del «tarocco», già evidente attraverso i canali fisici, fino a essere quantificato in circa 1300 miliardi di euro, diventa ancor meno afferrabile con l’avanzare del commercio elettronico. Ed è nella mancanza di regole internazionali ancora certe e di sanzioni sicure che le piattaforme e-commerce, se da da una parte aiutano le imprese a esportare e a promuovere i prodotti nell’era della globalizzazione, dall’altra rappresentano uno dei principali pericoli di perdita di profitti perché la la tutela della proprietà intellettuale nello spazio virtuale è ancora difficile.

IL PERICOLO CINESE

Nasce da questo la polemica con la piattaforma cinese Alibaba. Un conglomerato di diversi siti on line (Aliexpress, Tmall, Taobao) nato nel 1999 e che nel 2015 ha generato ricavi complessivi per 54 miliardi di euro. Il dato ancora più interessante è il numero di utenti attivi, ben 354 milioni, che si concentrano principalmente sul mercato interno cinese facendone il principale veicolo di commercio elettronico del Paese. I siti del gruppo sono di diversa natura, alcuni orientati allo scambio di merci (B2B), altri alla vendita a soggetti privati (B2C) oppure ancora per la vendita tra soggetti privati con meccanismo simile a quello di e-bay (C2C). Ebbene questo colosso agli inizi del 2015 un report del governo Cinese, pubblico per poche ore e poi occultato, spiegava che oltre il 60% di merci presenti online nel conglomerato Alibaba era falso. Una strategia che colpisce paesi come l’Italia perché i settori presenti sul portale sono i più vari ma si concentrano su alcuni campi come l’industria, la moda e gli accessori. Comparti che, per l’Italia, rappresentano le eccellenze, generano surplus nell’export e sono creati da aziende che vedono il mercato cinese come il più promettente per la propria espansione. Insomma il falso italiano su Alibaba è una spina nel fianco per le aziende nazionali.

Il report del governo di Pechino ha avuto comunque risalto a livello internazionale. Il titolo a Wall street, ha perso diversi punti percentuali dopo la pubblicazione per i malumori degli investitori. Una delle accuse, oltre che genericamente quella appunto di violare i diritti di proprietà intellettuale (IPR), e che ha influito sul valore borsistico è stata quella che i vertici di Alibaba (fondatore, maggiore azionista e attualmente presidente è Jack Ma) sapessero del report prima della quotazione miliardaria a Wall street nell’ottobre del 2014. La questione della tutela del copyright e delle esigenze della promozione internazionale resta dunque aperta.

I PRODOTTI PIÙ COLPITI

Sono le scarpe il prodotto più contraffatto. Ma il falso tocca ormai merci di ogni genere e arriva a intaccare settori come la rubinetteria, i ricambi auto o gli strumenti per la diagnostica medica, ma anche le fragole e le banane. Tra i marchi più imitati i grandi classici della moda come Gucci, Chanel, Prada, Vuitton ma non mancano le copie di Apple, Nike, Disney e Adidas. «Ormai il 90% di queste merci arriva da fuori – spiega Mario Catania di Scelta civica, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione -. C’è stata una fase, quella dell’artigianato della contraffazione, in cui il fenomeno aveva radici nazionali e una filiera tutto nazionale. Oggi il prodotto contraffatto arriva in gran parte dall’Asia, dalla Cina ma non solo. E poi viene commercializzato sui mercati di maggior interesse, a partire dall’Europa. Viene importato dalla criminalità internazionale, spesso con saldature con quella locale che fa da sponda nelle operazioni di passaggio in dogana e in quelle da distribuzione. In altri casi sono i cinesi che fanno tutto, dalla a alla z, dalla produzione allo smistamento».

SALUTE A RISCHIO

A subire falsificazioni sono anche i farmaci. Con il conseguente rischio per la salute. Già perché il tarocco tocca medicine come il Viagra, anoressizzanti ma anche salvavita. L’analisi è dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che ha presentato un volume dedicato a questo tema che interessa tra l’1% e il 10% del settore farmaceutico globale. La pubblicazione chiarisce che il panorama delle produzioni illegali varia col mutare del mercato e viene modificato da eventi imprevedibili, come l’improvvisa carenza di un farmaco. È accaduto, infatti, per alcuni vaccini durante la crisi dell’influenza suina. Poi bisogna abbandonare l’idea che tra i farmaci illegali e contraffatti, venduti soprattutto su Internet, ci siano solo quelli cosiddetti «lifestyle». Nelle farmacie del Regno Unito è stato sequestrato del Liptor contraffatto (un anticolesterolo, salvavita) importato e venduto da un distributore autorizzato che, truffato da un fornitore, riteneva di commercializzare un prodotto legale. In Svizzera sono state sequestrate numerose confezioni di Carcinonate, prodotto privo di principi attivi farmacologici, pubblicizzato come antitumorale ma venduto come integratore alimentare. Negli Stati Uniti, poi, alcuni farmaci a base di eparina contraffatta nel 2008 hanno causato decine di morti. Erano commercializzati da una multinazionale americana che utilizzava materie prime contraffatte, che non venivano evidenziate con i test usali.

Il Tempo,08/05/2016

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