La Cina introduce nuove norme per limitare l’uso di pseudonimi e immagini nei profili degli utenti

Questo è un articolo adattato sulla base dell’intervista [en] a Wu Tun, proprietario di un negozio online su Taobao, costretto a chiudere a novembre 2014. L’intervista é stata realizzata da Yi Que Tang e pubblicata per la prima volta in cinese su pao-pao.net. La versione inglese è stata tradotta da Mandy Wong, rivista e ripubblicata su GV grazie ad un accordo per la condivisione dei contenuti. 

In Cina, le nuove norme legate ad internet rendono illegale l’uso di pseudonimi e immagini di fantasia in quanto violano le leggi in vigore, rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, annientano l’unità etica o sono considerate diffamatorie.

Pochi giorni prima dell’entrata in vigore della norma, il 1 marzo, più di 60,000 account di utenti sono stati chiusi nei principali social media cinesi. Più di 7,000 sono poi scomparsi a marzo, il primo mese di attuazione della norma.

Il 4 febbraio, l’Ufficio Statale per l’Informazione e Internet in Cina, ha pubblicato il Regolamento sulla Gestione degli Account dei Netizen[zh], che elenca nove restrizioni relative all’uso di pseudonimi. La norma è entrata in vigore come parte di una più ampia serie di leggi sull’identità degli utenti cinesi, a cui è stato richiesto di registrarsi per i servizi online utilizzando i loro veri nomi. Sebbene possano ancora utilizzare avatar o soprannomi, dovranno farlo in conformità alle nuove normative.

Tutto ciò potrebbe creare problemi per molti utenti in Cina. Netizen con una chiara posizione politica spesso utilizzano pseudonimi, avatar o immagini di sfondo per fare dichiarazioni politiche nelle loro pagine sui social media. Ad esempio, gli utenti che credono nei valori universali a volte aggiungono al loro nome la sigla “MZ” (forma abbreviata di 民主 minzhu, cioé democrazia). Durante la fuga dell’attivista per i diritti umani, il cieco Chen Guangcheng [it], che si rifugiò nell’ambasciata americana a Pechino nel 2012, i suoi sostenitori modificarono i loro pseudonimi con “In Cerca di Guang 光 [Luce] e Cheng 诚[Sincerità]”. Anche gli avatar hanno una funzione simile. Durante la recenteRivoluzione degli Ombrelli [it] – l’Umbrella Movement [en] –  ad Hong Kong, i sostenitori provenienti dalla Cina continentale hanno modificato le loro foto profilo con l’icona del movimento: l’ombrello aperto.

Nel caso di Wu Tun, se egli cambiasse la sua immagine profilo con la t-shirt a favore di Ai Weiwei, molto probabilmente il suo account verrebbe sospeso sulla base di questa regolamentazione sugli account web e delle sue “Nove restrizioni”.

Le limitazioni potrebbero essere applicate quasi a tutto. Ad esempio, una di queste riguarda il “diffondere voci false e turbare l’ordine pubblico”. Ma in realtà chi, in Cina, può giudicare se un’informazione è vera o no? E come giudicare se un’immagine profilo e una descrizione personale può  “turbare l’ordine pubblico”? Le autorità hanno il “potere ultimo di interpretazione”. Recentemente un cittadino cinese ha pubblicato un’immagine di Xi Jinping [it] condividendola con la sua cerchia di amici su WeChat, ed è stato convocato dalla polizia con l’accusa di “turbare l’ordine pubblico.”

Molti netizen hanno espresso dubbi sulla parte seguente della legge: “sovvertire il potere nazionale e distruggere l’unità nazionale.” Di nuovo: come può un avatar distruggere l’unità nazionale? Sembra che qualsiasi immagine, interpretata come pericolosa dalle autorità, possa essere sottoposta al nuovo regolamento sugli utenti.

L’internet cinese ha adottato una “politica della porta chiusa” (riferimento allaPolitica della porta aperta [it] di Deng Xiaoping n.d.E) e lo spazio per comunicare online si sta riducendo rapidamente. Per questo molti scelgono di rimanere in silenzio per la paura e la frustrazione.

Global Voices,19/04/2015

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