La Cina insabbia gli studi sul glifosato ritenuto cancerogeno.Tre attivisti denunciano il governo cinese

Il Ministero dell’Agricoltura cinese non vuole mostrare gli studi che hanno portato ad approvare il glifosato. Ma tre attivisti sporgono denuncia.


Tre cittadini querelano il Ministero dell’Agricoltura cinese perché non rende pubblico il rapporto tossicologico che 27 anni fa autorizzò l’utilizzo del glifosato nel Paese. La notizia non è affatto di secondo piano, perché non capita tutti i giorni di vedere il governo cinese denunciato da privati cittadini.

Inoltre, il caso scoppia proprio mentre sta montando l’allarme dell’opinione pubblica mondiale sul glifosato, il principio attivo dell’erbicida Roundup. Tutto nasce dal rapporto choc della IARC, l’Agenzia per la ricerca sul cancro che opera sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). Lo studio ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno per gli esseri umani», facendo infuriare Monsanto, che sulle vendite del Roundup ha costruito un business di 5 miliardi l’anno (sono 16 se si tiene conto anche delle sementi OGM che vanno in coppia con il diserbante). Infatti, l’azienda ha chiesto il ritiro dello studio IARC, accusando l’agenzia di produrre «scienza spazzatura».

Ma i dubbi si addensano su tutte le approvazioni da parte delle agenzie americane, europee e adesso anche cinesi, vista la consuetudine delle aziende produttrici di erbicidi e pesticidi ad infiltrare nei comitati scientifici esperti a loro libro paga.

In Cina, il timore nei confronti degli OGM è già stato manifestato in passato, ed ora esplode nuovamente con questa citazione in giudizio da parte ad opera dei tre coraggiosi cittadini. Parallelamente, il governo è impegnato in un’opera di comunicazione di massa che intende far passare gli organismi geneticamente modificati – in gran parte ancora vietati – come elemento cruciale per la sicurezza alimentare. Non va dimenticato che il brevetto sul glifosato è scaduto nel 2000, ed oggi la Cina è il più grande produttore del diserbante.

Tre cittadini querelano il Ministero dell’Agricoltura cinese perché non rende pubblico il rapporto tossicologico che 27 anni fa autorizzò l’utilizzo del glifosato nel Paese.

La notizia non è affatto di secondo piano, perché non capita tutti i giorni di vedere il governo cinese denunciato da privati cittadini.

Inoltre, il caso scoppia proprio mentre sta montando l’allarme dell’opinione pubblica mondiale sul glifosato, il principio attivo dell’erbicida Roundup. Tutto nasce dal rapporto choc della IARC, l’Agenzia per la ricerca sul cancro che opera sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).

Lo studio ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno per gli esseri umani», facendo infuriare Monsanto, che sulle vendite del Roundup ha costruito un business di 5 miliardi l’anno (sono 16 se si tiene conto anche delle sementi OGM che vanno in coppia con il diserbante). Infatti, l’azienda ha chiesto il ritiro dello studio IARC, accusando l’agenzia di produrre «scienza spazzatura».

Ma i dubbi si addensano su tutte le approvazioni da parte delle agenzie americane, europee e adesso anche cinesi, vista la consuetudine delle aziende produttrici di erbicidi e pesticidi ad infiltrare nei comitati scientifici esperti a loro libro paga.

In Cina, il timore nei confronti degli OGM è già stato manifestato in passato, ed ora esplode nuovamente con questa citazione in giudizio da parte ad opera dei tre coraggiosi cittadini. Parallelamente, il governo è impegnato in un’opera di comunicazione di massa che intende far passare gli organismi geneticamente modificati – in gran parte ancora vietati – come elemento cruciale per la sicurezza alimentare. Non va dimenticato che il brevetto sul glifosato è scaduto nel 2000, ed oggi la Cina è il più grande produttore del diserbante.

Ambiente Rinnovabili,09/04/2015

English article,Reuters:

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