La Cina in controtendenza riparte il credito alle imprese

Mentre in tutto il resto del mondo le imprese lamentano la scarsità del credito, da Pechino arriva una notizia in netta controtendenza. Secondo l’autorità monetaria cinese, le banche della Repubblica Popolare hanno ripreso a concedere finanziamenti all’economia reale. Nel mese di gennaio i prestiti bancari hanno raggiunto il livello record di 1.620 miliardi di yuan (quasi 200 miliardi di euro), con una crescita del 101% sullo stesso mese dell’anno precedente. Il balzo di gennaio ha fatto sì che in un solo mese siano stati concessi fidi bancari equivalenti a quasi un terzo dell’intero 2008, anno in cui l’attività di credito aveva subìto un pesante rallentamento. Per effetto del boom di gennaio è possibile che la banca centrale di Pechino decida di rinviare ulteriori riduzioni del costo del denaro.

Il dato di gennaio dovrà essere analizzato attentamente per coglierne le cause e la portata esatta. E’ possibile darne una lettura “politica”: poiché la maggioranza delle grandi banche cinesi sono ancora controllate dallo Stato (o quantomeno hanno un azionista pubblico assai influente), forse non sono rimasti inascoltati gli appelli del governo perché il sistema creditizio aiuti a rilanciare la crescita. In situazioni estreme come questa recessione globale si riscoprono i vantaggi di un “credito amministrato”?…

La Banca Mondiale ritiene però che la Cina abbia fatto troppo poco per riequilibrare il proprio modello di sviluppo in favore della domanda interna, e questo la rende più vulnerabile di fronte alla crisi mondiale. In un rapporto di analisi dedicato all’ultimo piano quinquennale del governo di Pechino (varato nel 2006), la Banca Mondiale aggiunge che la rivalutazione del renminbi ha avuto un carattere troppo limitato e quindi non è stata in grado di frenare l’accumulazione di un attivo commerciale insostenibile.

La Banca Mondiale esorta il governo cinese ad aumentare la spesa pubblica destinata ai servizi sociali e a dare una spinta più decisa ai consumi delle famiglie. Analizzando anche l’ultima manovra di spesa pubblica, quella varata nell’ottobre 2008 con circa 460 miliardi di euro destinati a sostenere la ripresa economica, la Banca Mondiale giudica che questo piano sia troppo centrato sugli investimenti in infrastrutture. Resta cioè ancora legato al vecchio modello di sviluppo che ha dato un ruolo prioritario all’industria pesante, a scapito dei consumi.

La Repubblica, 13 febbraio 2009

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