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La Cina in cinquanta secondi

David Matas,The Epoch Times,02.12.2013

Il 22 ottobre 2013 la Cina è stata posta sotto esame dall’Universal Periodic Reviewdell’Onu. A partire dal 2006, una volta ogni quattro anni la difesa e la promozione dei Diritti umani di ogni Paese sono sottoposti a verifica. La prima volta per la Cina è stata nel febbraio del 2009.

L’esame di ogni Stato è limitato a tre ore. Il Paese sotto esame inizia la discussione, gli altri Stati commentano, quindi il primo risponde oralmente durante le tre ore e dopo tre giorni presenta una documentazione scritta. Le organizzazioni non governative possono presentare documentazioni scritte ma non possono intervenire durante la discussione.

(Nella foto l’avvocato dei diritti umani David Matas)

Durante le tre ore, un’ora è destinata alla presentazione dello Stato sotto esame e alle risposte, il resto del tempo è destinato ai commenti degli altri Stati.
All’inizio i commenti degli Stati duravano due minuti ciascuno. Ciò significava che durante le due ore rimanenti al massimo sessanta Stati avrebbero potuto presentare dei commenti.

I diplomatici, provenienti da Stati che violano pesantemente le normative Onu, giungono a Ginevra per evitare critiche ai loro Governi e sono maestri a utilizzare il sistema dei Diritti umani delle Nazioni Unite in modo che si parli di tutto tranne che di questo. Sembra che il modo di evitare il controllo periodico universale sia quello di intavolare una chiacchierata con gli amici.

Questo gioco porta ad una corsa al microfono. I diplomatici provenienti da Paesi impegnati nel rispetto dei diritti umani devono mettersi in coda durante le prime ore del mattino per entrare nella lista degli interventi contro gli Stati autori di pesanti violazioni.

Questo caos mattutino è diventato esagerato per tutti e le regole sono state cambiate in modo da destinare maggior tempo a tutti gli interventi che desiderano valutare lo Stato esaminato, dividendo il tempo di due ore tra loro. Gli Stati autori di pesanti violazioni hanno trovato un modo ancora più ingegnoso per danneggiare il sistema impedendo il rispetto dei diritti umani. Infatti inseriscono il maggior numero possibile di rappresentanti per parlare il più possibile, limitando il tempo a disposizione degli Stati impegnati seriamente nel dibattito a favore dei diritti umani.

Durante l’ultimo esame di Cuba a maggio 2013, la delegazione cubana ha inserito così tanti rappresentanti da limitare il tempo di ogni intervento a 38 secondi. Anche se Cuba è stata disonorata da queste violazioni dei diritti umani, la Cina non ha avuto lo stesso impatto contro il sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite. Infatti per quest’ultima il numero di interventi è stato di 137, con solo 50 secondi di tempo per ogni intervento.

CAUSE PROFONDE

La Cina è un Paese vasto con un’enorme varietà di problemi riguardanti i diritti umani. Che cosa si può dire di significativo in 50 secondi? In teoria, nell’era dei 140 caratteri di Twitter e degli spezzoni da dieci secondi delle notizie televisive, si può pensare che l’intervento sia finalizzato a dire molte cose in un tempo limitato. Tuttavia, non è questo il caso.

La mattina del 22 ottobre gli Stati hanno parlato della situazione dei diritti umani in Cina, ma sia i rappresentanti degli Stati che ignorano i diritti umani, sia quelli degli Stati che li riconoscono, spesso dopo un duro braccio di ferro o per le grandi somme elargite dallo Stato cinese, si sono intenzionalmente distanziati dalla realtà. I rappresentanti hanno encomiato la Cina per i suoi ‘notevoli’ risultati in materia di diritti umani, chiedendo alla Cina di continuare i suoi ‘esemplari’ sforzi.

Gli Stati che si sono attenuti alla realtà dei fatti, pianificando i loro interventi, hanno discusso se toccare alcuni punti di discussione o scorrere il più possibile la lunghissima lista dei problemi riguardanti i diritti umani in Cina. I problemi presentati erano solo alcuni alberi, mentre la vera foresta era dietro di loro. Tutti gli interventi presentati dagli Stati sostenitori dei diritti umani mancavano di coerenza e unità tematica.

Un intervento sui diritti umani deve essere teleologico (avere una finalità), non dovrebbe solo concentrarsi su casi specifici ma mirare alle cause profonde. Gli abusi specifici derivano da problemi più ampi, estraendo il problema alla radice i rami si seccano ma se si taglia un singolo ramo dopo breve tempo ricresce.

In Cina la radice profonda delle violazioni dei diritti umani è il governo del PartitoComunista. Anche se si tralascia l’inumana ideologia del Comunismo cinese, l’esistenza stessa di un unico Partito di Stato viola i diritti umani fondamentali. Il rispetto dei diritti umani implica elezioni libere e democratiche.
L’intervento ufficiale del governo cinese durante l’Universal Periodic Review Working Group ha avuto la sfrontatezza di affermare che in tutta la Cina ci sono libere elezioni democratiche in ogni villaggio. Ciò fa sorgere un’ovvia domanda: «Quali elezioni ci sono a livello cittadino, regionale o nazionale?». Nessun Paese ha sollevato questa domanda.

FALUN GONG


Una programma per i diritti umani dovrebbe tenere conto delle vittime invece che dei carnefici. Il programma dovrebbe concentrarsi sulla persecuzione. Mentre tutte le vittime soffrono in modo uguale e sono tutte ugualmente morte, i numeri fanno la differenza. In termini di numeri la maggior parte delle vittime sono senza eccezionepraticanti del Falun Gong.

Nel 1999 il Partito Comunista ha iniziato a prendere di mira il Falun Gong dato che la sua popolarità rendeva i capi del Partito timorosi di perdere la loro supremazia ideologica. Il Falun Gong è composto da un insieme di esercizi meditativi e dal rispetto di alcuni valori morali (i praticanti cercano di migliorare se stessi comportandosi nella vita quotidiana in accordo con i principi universali di Verità, Compassione e Tolleranza, ndt). È un compendio e un aggiornamento delle tradizioni cinesi di pratica e coltivazione spirituale, quali il qigong, il Buddismo e il Taoismo.

Il Falun Gong sembra non avere alcun interesse o legame politico. Non è un’organizzazione con soci iscritti, non ha una ledership, se non spirituale, non ha uffici e non ha alcuna gestione finanziaria. I suoi testi spirituali non hanno contenuti o programmi politici.

Le azioni del Partito Comunista contro il Falun Gong non dicono niente sul Falun Gong ma rivelano la natura del Pcc, a causa della sua presa precaria sui cuori e sulle menti dei Cinesi. Il Pcc deve inventare nemici immaginari per giustificare il proprio potere, la sua paura dei movimenti popolari, l’avversione alla spiritualità e il rifiuto delle tradizioni cinesi.

La persecuzione del Falun Gong supera tutte le altre persecuzioni. Secondo Manfred Nowak – ex funzionario delle Nazioni Unite per i Casi di Tortura – per quanto riguarda il numero dei casi di tortura presenti in altre persecuzioni, il rapporto è di sei a uno. Il numero delle vittime appartenenti al Falun Gong è sei volte superiore al numero delle vittime di atri gruppi. In termini di estensione della tragedia, niente si avvicina alla tragedia del Falun Gong in Cina.

Un modo semplice di cogliere questa differenza nella persecuzione è ascoltare il modo in cui il Pcc parla del Falun Gong. Mentre il Partito Comunista ha varie terminologie per identificare un’ampia varietà di innocenti, i termini peggiori sono riservati al Falun Gong. IBuddisti tibetani e gli Uiguri musulmani sono chiamati separatisti, mentre il Falun Gong è definito un ‘culto malvagio’.

UCCIDERE PER GLI ORGANI

In Cina trovare il gruppo perseguitato con il più alto numero di vittime è facile come identificare la peggiore persecuzione. Le torture, i sequestri e le detenzioni arbitrarie sono tutte terribili. Tuttavia la cosa peggiore di tutte è uccidere innocenti per i loro organi e venderli ai turisti dei trapianti o a ricchi cinesi; questo abuso è stato inflitto ai praticanti del Falun Gong già dal 2001 ed è quantificabile nell’ordine di decine di migliaia di vittime.

La persecuzione del Falun Gong incombe sulla situazione dei diritti umani in Cina. Tuttavia all’Universal Periodic Review, solo uno Stato ha menzionato il Falun Gong: ilCanada che ha parlato del Falun Gong come una parte della lista delle vittime della repressione religiosa.

La Cina rifiuta le prove che i prigionieri del Falun Gong siano uccisi per i loro organi, ma riconoscono che quasi tutti gli organi per i trapianti provengono da prigionieri. Infine la Cina ha promesso di fermare l’espianto di organi da prigionieri.

Il problema in Cina non è che gli organi provengano da prigionieri, ma da che tipo di prigionieri. La posizione del governo cinese è che tutti i prigionieri, coinvolti in espianti di organi, sono condannati a morte.

I prigionieri del Falun Gong non sono condannati a morte. A volte sono condannati al massimo a tre anni per l’accusa di ‘disturbo dell’ordine sociale’. La maggior parte di loro non ha avuto un processo legale e sono solo detenuti arbitrariamente fino a quando rinunciano al loro credo.

Espiantare organi da prigionieri condannati a morte viola gli standard etici dei trapianti, le politiche ufficiali della Transplantation Society e della World Medical Assocition. Il governo della Cina afferma che i prigionieri condannati a morte consentono l’uso dei loro organi per i trapianti.
Gli esperti di trapianti ribadiscono ciò che è ovvio: il consenso spontaneo informato è impossibile in una prigione che ha naturalmente un ruolo di coercizione. L’espianto di organi da prigionieri, non importa da quali prigionieri, è eseguito in pratica senza consenso.

Nella disputa su quali prigionieri siano usate negli espianti di organi, gli standard internazionali affermano che la Cina ha la responsabilità di dimostrare la provenienza degli organi. Gli abusi non devono essere dimostrati da autorità esterne. La World Health Organization Guiding Principles on Human Organ Transplantation determina i principi di trasparenza, responsabilità e tracciabilità.

La Cina non rispetta questi principi guida. Al contrario, a dimostrazione dell’uccisione di praticanti del Falun Gong per i loro organi, il regime cinese ha continuato a sforzarsi dicoprire le prove, rimuovendo l’accesso a i dati che in precedenza erano stati resi pubblici sui siti web e negando le affermazioni riportate in precedenza dai propri funzionari pubblici.

Alla luce del fatto che espiantare organi da prigionieri viola gli standard internazionali e che la Cina si sia impegnata a fermare gli espianti, sarebbe normale aspettarsi che gli Stati dell’Universal Periodic Review, per quanto timorosi, avrebbero dovuto parlare di questo problema. Tuttavia nessuno Stato lo ha fatto.

Il Comitato contro le Torture, nato in seguito alla Convenzione contro le Torture del dicembre 2008, ha fatto appello alla Cina affinché cooperi con le indagini indipendenti sugli espianti di organi per trapianti e condanni le persone coinvolte negli abusi. Quattro anni fa, all’Universal Periodic Review for China del 2009, la Cina è stata richiamata al rispetto di questi principi. Questa volta nessun Paese l’ha fatto.

DIALOGO


Gli Stati che rispettano i diritti umani ma che non hanno parlato della persecuzione del Falun Gong e degli abusi riguardanti gli espianti di organi, probabilmente ne sono a conoscenza e si stanno occupando di queste violazioni, qualsiasi sia la loro posizione.Il problema riguarda il pubblico a cui questi Stati si indirizzano.

Per gli Stati compiacenti il pubblico è il governo cinese, l’autore dei crimini. Per gli Stati che sostengono i diritti umani, il pubblico principale dovrebbero essere le vittime della persecuzione, la gente e solo alla fine l’autore dei crimini. Molti Stati che promuovono i diritti umani hanno considerato strategicamente che fosse meglio chiedere una riforma che potesse essere accettata dalla Cina piuttosto di una che fosse rifiutata.

Le sessioni del Working Group sono strutturate in un dialogo interattivo. Tuttavia lareazione dei rappresentanti della Cina a una serie di raccomandazioni sui diritti umani è stata di rifiuto, contrattacco e depistaggio.

È possibile comprendere l’orientamento dei funzionari cinesi verso i diritti umani da questa affermazione, fatta dal portavoce cinese durante il dialogo interattivo:

«La situazione dei diritti umani di un Paese non dev’essere separata dalla realtà. Le altre persone non dovrebbero cercare di ingannare il pubblico. Nei commenti di alcuni Paesi le azioni per la sicurezza nazionale sono equiparate alla pulizia etnica e alcuni criminali sono chiamati sostenitori dei diritti umani. Le normali procedure giudiziarie sono definite come persecuzione politica. Questo è un tipico caso di politicizzazione dei diritti umani. Siamo molto dispiaciuti di questo. Le cosiddette proposte sono inaccettabili per noi. Vi devo ricordare che l’unica persona che sa come calzano le scarpe è la persona che le indossa. Le persone che conoscono meglio la situazione dei diritti umani in Cina sono i Cinesi».

Tuttavia qualsiasi cinese che in Cina osi dire qualcosa a riguardo dei diritti umani vienepicchiato, torturato, detenuto arbitrariamente e fatto sparire. Qualcuno potrebbe sperare che la Universal Periodic Review sostenga la possibilità che i Cinesi in Cina organizzino delle petizioni per i diritti umani. Sfortunatamente il governo cinese non lo permetterebbe.

Durante la sessione del 22 ottobre molti Stati hanno girato attorno alla questione dell’uccisione di praticanti del Falun Gong per i loro organi. Molti Stati hanno richiesto la pubblicazione delle statistiche riguardanti la pena di morte.

Il collegamento tra le statistiche sulle esecuzioni capitali e gli espianti forzati di organi è stato reso pubblico dal funzionario Onu contro le Torture delle Nazioni Unite. Tutti hanno chiesto alla Cina di spiegare la discrepanza tra il numero dei trapiantati e il numero dei donatori. Anche se la Cina non ha reso pubbliche le statistiche sulla pena capitale, le stime non ufficiali forniscono un numero di esecuzioni capitali che si avvicina a quello dei trapianti, che in Cina utilizzano organi da prigionieri condannati a morte.

Molti Stati hanno chiesto la fine della detenzione arbitraria in generale. Anche se nessuno lo ha detto, il maggior numero delle persone utilizzate come donatori forzati di organi presenti all’interno di prigioni, centri per il lavaggio del cervello e campi di lavoro forzato (chiamati centri per la rieducazione attraverso il lavoro), sono praticanti del Falun Gong.

Molti Stati hanno fatto appello per il rispetto della libertà religiosa e per la fine delle persecuzioni contro i sostenitori dei diritti umani. Ma queste sono solo generalità. Il nome di Gao Zhisheng – avvocato per i diritti umani perseguitato per la sua ferma opposizione all’uccisione dei praticanti del Falun Gong per i loro organi – non è stato menzionato.

CINQUANTA SECONDI


Quindi i cinquanta secondi a disposizione di ogni Stato sono stati utilizzati malamente. In realtà in cinquanta secondi si possono dire 170 parole. Come assestare un colpo efficace all’argomentazione? Questo è ciò che suggerisco:

«Signor Presidente: vogliamo sottolineare le evidenti prove dell’uccisione dipraticanti del Falun Gong per i loro organi. Il governo della Cina nega l’accaduto ma afferma che la maggior parte degli organi utilizzati nei trapianti provengono da prigionieri condannati a morte. Tuttavia la Cina non ha fornito statistiche sulla pena di morte; dovrebbe farlo».

«La Cina deve rispettare i principi di trasparenza, affidabilità e tracciabilità della World Health Organization. Il Governo dovrebbe cooperare con un’indagine indipendente sui donatori di organi».

«L’uccisione dei praticanti del Falun Gong per i loro organi non potrebbe esistere senza: detenzione arbitraria (riguardante principalmente i praticanti del Falun Gong), l’intolleranza religiosa, il governo a partito unico e la repressione dei sostenitori dei diritti umani come Gao Zhisheng, che appoggia questi principi. Facciamo appello alla Cina affinché fermi la detenzione arbitraria, rispetti la libertà religiosa, organizzi delle elezioni libere e democratiche a tutti i livelli di Governo e ponga termine alla repressione contro i sostenitori dei diritti umani».

«Grazie Signor Presidente».

David Matas è un avvocato internazionale che si occupa di diritti umani e risiede a Winnipeg, Manitoba, in Canada. Ha ascoltato tutti i 137 interventi

Fonte:http://www.epochtimes.it/news/la-cina-in-cinquanta-secondi—124719

English Version:
http://www.theepochtimes.com/n3/367271-china-in-fifty-seconds/ [1]