La Cina, il “Made in Italy” ed il lavoro forzato

Ottima la legge Reguzzoni/Versace sul “Made in Italy”, passata dal nostro Parlamento giovedì 10 dicembre, che permetterà l’etichettatura obbligatoria sui prodotti tessili, dell’abbigliamento, dell’arredo casa, delle calzature e della pelletteria. Tale legge, se approvata al Senato, rappresenterà un gran passo avanti nella lotta alla contraffazione, principalmente cinese. Tuttavia è un gran peccato che insieme all’esclusione dell’impiego di minori nella produzione non sia stato incluso il divieto dell’uso del lavoro forzato, spesso usato dalla Cina per migliorare la propria competitività. Infatti, oggi, in Cina vi sono almeno 1422 Laogai (www.laogai.it), dove sono costretti al lavoro forzato milioni di uomini donne e bambini a vantaggio economico del regime. Oltre ai LAOGAI esiste, in Cina, una vastissima rete di “fabbriche-lager”, con paghe ridicole e condizioni lavorative simili ai laogai, denunciata anche dal giornalista Federico Rampini. Una delle cause principali della crisi eco¬nomica è stato proprio l’atteggiamento dei nostri governi e della Commissione Europea che hanno permesso l’invasione di prodotti cinesi, spesso nocivi alla salute, in Europa. Tale posizione ha causato delocalizzazioni, bancarotta di imprese, indebitamenti dei governi e disoccupazione.  Quindi il problema principale è rappresentato dalla Cina che utilizza il lavoro forzato ed il lavoro minorile per rendere maggiormente competitivo il proprio export. Numerose sono le convenzioni internazionali concernenti il lavoro, sotto¬scritte da almeno centocinquanta Paesi, tra cui la Cina, sulla libertà sindacale, l’abolizione del lavoro forzato e lo sfruttamento del lavoro minorile che non vengono rispettate dal regime di Pechino. I rapporti commerciali con la dittatura cinese non sono solamente immorali ma anche deleteri da un un punto di vista economico. Gli Stati Uniti hanno già una legge che proibisce l’importazione dei prodotti del lavoro forzato e del lavoro minorile (la n.1307). Cosa aspettiamo ad introdurre una simile legge in Italia ed in Europa?
Toni Brandi

Tale legge, se approvata al Senato, rappresenterà un gran passo avanti nella lotta alla contraffazione, principalmente cinese. Tuttavia è un gran peccato che insieme all’esclusione dell’impiego di minori nella produzione non sia stato incluso il divieto dell’uso del lavoro forzato, spesso usato dalla Cina per migliorare la propria competitività. Infatti, oggi, in Cina vi sono almeno 1422 Laogai (www.laogai.it), dove sono costretti al lavoro forzato milioni di uomini donne e bambini a vantaggio economico del regime. Oltre ai LAOGAI esiste, in Cina, una vastissima rete di “fabbriche-lager”, con paghe ridicole e condizioni lavorative simili ai laogai, denunciata anche dal giornalista Federico Rampini. Una delle cause principali della crisi eco¬nomica è stato proprio l’atteggiamento dei nostri governi e della Commissione Europea che hanno permesso l’invasione di prodotti cinesi, spesso nocivi alla salute, in Europa. Tale posizione ha causato delocalizzazioni, bancarotta di imprese, indebitamenti dei governi e disoccupazione.  Quindi il problema principale è rappresentato dalla Cina che utilizza il lavoro forzato ed il lavoro minorile per rendere maggiormente competitivo il proprio export. Numerose sono le convenzioni internazionali concernenti il lavoro, sotto¬scritte da almeno centocinquanta Paesi, tra cui la Cina, sulla libertà sindacale, l’abolizione del lavoro forzato e lo sfruttamento del lavoro minorile che non vengono rispettate dal regime di Pechino. I rapporti commerciali con la dittatura cinese non sono solamente immorali ma anche deleteri da un un punto di vista economico. Gli Stati Uniti hanno già una legge che proibisce l’importazione dei prodotti del lavoro forzato e del lavoro minorile (la n.1307). Cosa aspettiamo ad introdurre una simile legge in Italia ed in Europa?
Toni Brandi

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