La Cina frena sulle sanzioni, Teheran a parole riapre al confronto

Fedele ai continui rilanci di disponibilità seguiti da sostanziali chiusure alle richieste della comunità internazionale sui controlli sul programma nucleare, l’Iran ha fatto sapere oggi di esser pronto “a riprendere la via del dialogo se si notasse un approccio pragmatico (da parte delle potenze mondiali, ndr) rispetto ai nostri diritti legittimi”, come ha dichiarato questa mattina ai giornalisti Ramin Mehmanparast, portavoce del ministero degli Esteri iraniano.

La Cina ritiene che la comunità internazionale abbia ancora “dei margini per gli sforzi diplomatici” per comporre la crisi sul programma nucleare dell’Iran. Lo ha affermato oggi la portavoce del ministero degli Esteri, Jiang Yu, in una conferenza stampa a Pechino.

Su questo terreno negli ultimi mesi è evidente la diversità di posizioni fra Pechino da una parte e Washington, Londra e Parigi dall’altra: la Casa Bianca ha fatto sapere che si discute ormai apertamente di nuove sanzioni da adottare in sede Onu e il capo della diplomazia francese Kouchner ha invitato Teheran a smetterla con “le piroette sul dossier nucleare”.

Secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini “bisogna esplorare tutte le opzioni” per risolvere la crisi nuclare con l’Iran, “inclusa l’adozione di nuove sanzioni”. In una intervista a Radio 24, il titolare della Farnesina ha detto che sul dossier iraniano “c’e’ un coordinamento europeo in corso”. “Io avro’ il 25 di gennaio un incontro con la signora Clinton a Washington e parleremo ovviamente anche di Iran”, ha proseguito Frattini. “Gli Stati Uniti non hanno parlato affatto di opzione militare, hanno certamente di tutte le opzioni aperte, inclusa l’individuazione delle sanzioni”.

La nuova presa di posizione di Teheran arriva dopo che ieri il segretario Stato americano, Hillary Clinton, ha affermato che tutte le ipotesi sono ancora sul tavolo rispetto al dossier nucleare iraniano, tra cui quella di nuove sanzioni, e che gli Stati Uniti “evitano di usare il termine ‘scadenza’” rispetto all’ipotesi della soluzione diplomatica. Un riferimento alla data del 31 dicembre del 2009, indicata dalle potenze occidentali come termine ultimo per il negoziato e respinta da Teheran.

“E’ ovvio che non c’e’ alcuna scadenza”, ha commentato Mehmanparast, aggiungendo che l’Iran “considera le sanzioni un metodo non efficace, soprattutto perche’ noi perseguiamo semplicemente unnostro diritto al nucleare riconosciuto a livello internazionale e non abbiamo commesso violazioni”.

Fonte: RaiNews24, 5 gennaio 2010

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