La Cina festeggia il 35esimo anniversario della politica del figlio unico con un aborto forzato

35 lunghi anni sono trascorsi dall’avvio ufficiale della politica del figlio unico, uno stralcio di storia e di attualità molto doloroso per l’umanità tutta e un monito importante per il futuro della Cina.

A pochi giorni di distanza dalla ricorrenza di quel famoso 25 settembre in cui si stabilì la legge che portò a uno dei più grandi disastri demografici di sempre, il paese è scosso dalla vicenda di Chen, una donna cinese all’ottavo mese di gravidanza, “illegalmente” incinta del suo secondogenito.

La quarantunenne, residente nella provincia dello Yunnan, dichiara di “sentirsi obbligata ad abortire”, poiché, alternativamente, il governo provvederebbe al licenziamento immediato del coniuge, attualmente impiegato presso la polizia locale. “Sono spaventata, se mio marito crede che sia giusto abortire, allora io non avrò altra scelta. Sono preoccupata che lui possa perdere il lavoro anche a seguito dell’aborto se la situazione dovesse complicarsi”, dichiara la donna.

La replica di Wen Xueping, funzionario nel Dipartimento per la Pianificazione Familiare, non si fa attendere: “Noi non li forzeremo in alcun modo a procedere con l’aborto”, tuttavia ha proseguito avvertendo che, data l’inosservanza della norma, ci saranno forti conseguenze.
Queste ultime prevedono: la perdita del lavoro – come nel caso di Chen – e l’imposizione di multe esorbitanti che possono consistere in una cifra fino a 10 volte superiore il salario annuale guadagnato da un lavoratore medio.

Reggie Littlejohn, presidente di Women’s Rights Without Frontiers, ribatte con forza asserendo che le dichiarazioni fatte da Xuenping sono tipiche dell’ambiguo linguaggio comunista cinese. “Da un lato dichiarano che non forzeranno Chen ad abortire. Dall’altro, se una coppia non è in grado di affrontare il pagamento di questa multa del terrore, non hanno altra scelta che abortire. Questo costituisce un aborto forzato”.

Ma Reggie Littlejohn non si placa e prosegue nel suo ammonimento: “…I giornali hanno dichiarato che la politica ha subito un ‘rilassamento’, permettendo ad alcune coppie di avere un secondo figlio. Ma nelle aree urbane, se entrambi i membri di una coppia hanno fratelli e sorelle, queste coppie possono avere UN SOLO figlio e se si resta incinta senza un permesso di nascita, possono ancora subire aborti forzati”.
“L’angoscia di Chen dimostra drammaticamente che la politica dell’aborto forzato deve essere abolita all’istante. Questi aborti forzati sono un ufficiale stupro del governo. La politica del figlio figlio ha “prevenuto” 400 milioni di nascite, troppo spesso tramite aborto forzato, ha causato la più grande violenza perpetrata contro le donne e le ragazze rispetto a qualsiasi altra politica ufficiale sulla terra e a qualsiasi altra politica ufficiale nella storia. Questo atroce crimine contro le donne deve finire”.

Non dobbiamo dimenticare che, nel giugno del 2012,Women’s Rights Without Frontiers denunciò pubblicamente l’operato del governo, postando la cruenta immagine di un aborto fisicamente imposto a Feng, donna al settimino mese di gravidanza, con accanto il corpo esanime della sua piccola. http://www.womensrightswithoutfrontiers.org/blog/?p=667
La brutalità di tale accaduto diede vita a fortissime critiche contro il potere rosso.

È dunque palese che il partito intende proseguire con la solita, vecchia, atroce linea di condotta nell’affrontare le crescenti problematicità demografiche, tuttavia dovrà presto pagare lo scotto di un inadeguato ricambio generazionale, di una popolazione anziana, improduttiva e totalmente priva di assistenza.

– Prima o poi, tutti i nodi verranno al pettine anche per la pianificazione familiare –

Reggie Littlejohn, President Women’s Rights Without Frontiers,14,09/2015

M.R. Laogai Research Foundation Italia ONLUS

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English version:

As China’s One Child Policy Turns 35, Woman to Abort at 8 Months, Or Husband to Lose Job

BEIJING, CHINA.  A woman “illegally pregnant” with her second child in Yunnan, China says she feels pressured to have an illegal abortion at eight months, so that her husband will not lose his job as a police officer.  Her struggle has given rise to an outcry against the One Child Policy in China, which will turn 35 on September 25th.

According to reports, the 41-year-old woman, who will only identify herself as by her surname, Chen, stated, “I am fearful.  If my husband believes I must abort the child, there’s nothing I can do . . .  I am worried he would lose his job even after we lose the baby, if the situation gets messy.”

Wen Xueping, a Yunnan Family Planning Official, stated, “No way will we force them to have an abortion.”  He did, however, warn of the consequences of having a child without permission.  These consequences can include heavy fines and job loss for government employees, such as Chen’s husband.

Reggie Littlejohn, President of Women’s Rights Without Frontiers, stated, “The statement of the Family Planning Official is typical Chinese communist double-speak.  On one hand, he says that they will not force Chen to have an abortion.  On the other hand, the hefty fines he warns of can be ten times a person’s annual salary.  If a couple cannot afford to pay this ‘terror fine,’ then they have no choice but an abortion.  This constitutes a forced abortion.”

On June 12, 2012, Women’s Rights Without Frontiers broke to the West news of the forced abortion of Feng Jianmei, posting a heartbreaking photo of Feng with her daughter, forcibly aborted at seven months.  [Warning, graphic image.]   The brutality of this violence unleashed a firestorm of criticism against forced abortion under China’s One Child Policy.

http://www.womensrightswithoutfrontiers.org/blog/?p=667

Littlejohn continued, “The fact that  Chen is now being forced to choose between abortion at 8 months and the loss of her husband’s job demonstrates that forced abortion continues to this day under China’s One Child Policy.  Headlines have stated that the Policy has been ‘relaxed,’ allowing some couples to have a second child.  But in the urban areas, if both members of a couple have siblings, these couples still can have only one child.  If they get pregnant without a Birth Permit, they may still be subject to forced abortion.

“The anguish of  Chen dramatically demonstrates that China’s forced abortion policy needs to be abolished now.  Forced abortion is official government rape.  The One Child Policy – having ‘prevented’ 400 million births, too often by forced abortion — has caused more violence against women and girls than any other official policy on earth and any other official policy in history.  This heinous crime against women must end.”

Reggie Littlejohn, President Women’s Rights Without Frontiers 09/14/2015

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