La Cina è sollecitata a ratificare il Patto sui diritti civili

Carol Wickenkamp,Epoch Times, 15.02.2014

Alcune settimane prima di un importante conclave politico a Pechino, gli attivisti per i diritti umani e gli avvocati di tutta la Cina stanno sollecitando le autorità a ratificare il documento fondamentale che sancisce i diritti umani: il Patto internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici.

L’Iccpr, come viene chiamato nella comunità dei diritti umani, è un documento fondamentale che espone i diritti basilari per lo più riconosciuti nelle società democratiche moderne. Gli attivisti cinesi vorrebbero percepire alcune di quelle stesse libertà in Cina.

Wang Cheng e Tang Jingling sono i due importanti avvocati promotori della Dichiarazione dei Diritti dei cittadini in Cina. Mirano a raccogliere un milione di firme nella loro petizione online prima dei ‘due incontri’ del 3 marzo a Pechino. Quel giorno si incontreranno il Congresso nazionale del Popolo e la Conferenza politica consultiva del popolo cinese.

Il primo è un corpo legislativo che approva senza controllo, mentre il secondo è un organo consultivo controllato dal Partito Comunista.

Wang ha dichiarato a Epoch Times che «i problemi attuali della nostra società sono molto seri». Ha sottolineato la corruzione ufficiale, il crescente antagonismo tra il pubblico e il regime, il divario dell’aumento della ricchezza tra le persone che hanno legami con il Partito Comunista e quelle senza, il degrado ambientale e il declino in generale della moralità nella società. Ha detto: «I funzionari cinesi non hanno affrontato questi problemi».

Wang ha dichiarato: «Tuttavia attuare il Patto internazionale sui diritti civili e politici significherebbe l’istituzione della democrazia e la garanzia che il Paese operi nei limiti di un modello costituzionale».

Wang ha detto: «La Cina ha firmato la Convenzione 16 anni fa, ma è l’unica dei sette firmatari che non l’ha ancora ratificata. Laddove 167 Paesi hanno portato a termine il procedimento, la Cina non ha alcun motivo di rifiutarsi».
Ciononostante il Partito Comunista ha arrestato molti attivisti che richiedono le medesime concessioni di Wang e dei suoi colleghi.

I leader del Partito vedono le richieste per i diritti civili come un tentativo di sabotare il loro regime politico.

Wang ha raccolto le firme attraverso il suo account su Sina Weibo, una piattaforma cinese simile a Twitter. Ha detto: «Hanno aderito intellettuali, avvocati, agricoltori, lavoratori e altri». Ha raccontato che nonostante abbia perso tre account Weibo da quando ha iniziato la campagna, continua ad aprirne di nuovi.

Tang Jingling, un avvocato di Guangzhou, ha detto a Sound of hope radio che il loro obiettivo a breve termine è di un milione di firme e il loro obiettivo a lungo termine è di decine di milioni, fino a quando il Comitato permanente del Congresso nazionale del Popolo (Cnp) ratificherà la convenzione.

Facendo eco alle preoccupazioni di Wang, ha detto che le questioni sui diritti umani in Cina devono essere risolte al più presto.

Ha dichiarato: «L’essenza del patto è il diritto alla vita, la libertà dalla tortura, il diritto a un giusto processo, il diritto alla libertà e alla sicurezza, la libertà di movimento, il diritto alla libertà di pensiero, la libertà di coscienza, la libertà di espressione, la libertà di religione, il diritto alla libertà di riunirsi e di fare cortei, la libertà di associazione e il diritto di candidarsi alle elezioni, compreso il diritto di voto».

Molti attivisti e dissidenti cinesi sono stati incarcerati o messi agli arresti domiciliari per aver richiesto al Partito Comunista Cinese la concessione di tali diritti.

Tang Jingling ha detto: «Questa non è la prima volta che le persone hanno chiesto alle autorità di approvare e attuare la convenzione».

«All’inizio del 2008, prima delle Olimpiadi, ben diecimila persone hanno messo le loro firme su una petizione, ma le autorità non hanno risposto. Nel marzo 2013 più di cento cittadini hanno chiesto al Cnp di approvare la convenzione durante il congresso, ma la vicenda si è conclusa con l’organizzatore e con gli attivisti in manette».

In un comunicato dello scorso ottobre Sophie Richardson, direttrice di Human Rights Watch in Cina, ha sottolineato la
situazione contraddittoria in cui le autorità cinesi si sono messe: «La Cina vuole aderire al corpo principale dei diritti umani alle Nazioni Unite, ma non vuole assoggettarsi ai principi che il corpo ha giurato di applicare»

Fonte,Epoch Times-http://www.epochtimes.it/news/la-cina-e-sollecitata-a-ratificare-il-patto-sui-diritti-civili—125459

English version:
China Urged to Ratify Covenant on Civil Rights

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