La Cina è metà della crescita ma teme la grande bolla

La Cina contribuirà per oltre la metà della crescita del Pil mondiale nel 2009 e continuerà ad essere il motore dell’economia mondiale anche nei prossimi anni. Lo ha detto il vice governatore della Banca del popolo di Cina, Zhu Min. L’economia dovrebbe crescere almeno dell’8% quest’anno, secondo le stime, dopo l’incremento del 7,7% registrato nei primi nove mesi e i successivi segnali di ulteriore miglioramento.

«Per la prima volta negli ultimi 50 anni, la crescita mondiale sarà trainata da un paese in via di sviluppo», ha detto Zhu ad una conferenza. «Il trend che vede l’Asia, in particolare la Cina, agire da motore dello sviluppo invece degli Stati Uniti e dell’Europa, continuerà», ha aggiunto, anche se «aumenterà la pressione dei paesi sviluppati per riguadagnare terreno e creare più occupazione nel settore manifatturiero avanzato. Sarà una grande sfida per l’industria cinese».

Ma non è tutto oro quel che luccica. Secondo l’ex chief economist di Morgan Stanley per l’Asia, Andy Xie, oggi analista indipendente, l’immobiliare e i mercati azionari in Cina sono una nuova grande bolla che scoppierà quando l’inflazione tornerà a correre nel 2011. In attesa di quel giorno gli indici sono scesi per il quarto giorno consecutivo (oggi -2,1% per il composite index di Shanghai), con uno scivolone per i titoli del mattone, provocato dai timori che il governo di Pechino stia per varare misure anti-speculazione.

L’indice composite di Shanghai quest’anno ha guadagnato il 71% mentre il 15 maggiori titoli sull’indice Msci China sono andati letteralmente in orbita: +90 per cento. «Siamo a una versione meno glamorous della bolla innescata dall’ex governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan, e la storia finirà con la risalita dei prezzi», avverte Xie, secondo cui, tra l’altro, i prezzi delle azioni a Hong Kong sono sopravvalutati di circa il 30 per cento.

Quanto ai prezzi dell’edilizia residenziale sono reduci dalla maggior crescita mensile da luglio 2008: il carburante è stato gentilmente offerto dal pacchetto di stimoli governativi all’economia da 586 miliardi di dollari (in yuan fa più impressione ed è anche cifra tonda: 4mila miliardi).

La conferma arriva anche da altri addetti ai lavori: «Certo, l’inflazione preoccupa – ha spiegato a Bloomberg Mark Konyn, gestore di masse pari a circa 12 miliardi di dollari come Ceo di Rcm Asia Pacific – e sarà un tema forte nel 2010». Particolarmente preoccupata Zhang Xin, ceo di Soho China (proprietà disponibili per la vendità per un valore di 50 miliardi di yuan), secondo la quale il decollo dei prezzi nell’immobiliare è insostenibile, tranne che in grandi città come Pechino e Shanghai, dove la domanda giustifica le quotazioni. «Il governo – ha spiegato Zhang a Reuters – deve capire quanto sia grave la situazione, non può limitarsi a intervenire a parole. L’unica strada è una stretta del credito».

Fonte: Sole 24 Ore

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