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La Cina è la seconda economia mondiale, prima del Giappone

Il Pil è cresciuto dell’8,7, più delle previsioni fatte un anno fa. La Banca mondiale rivede al rialzo la crescita mondiale. La Cina è il motore per l’uscita dalla crisi. Ma il Giappone resta più ricco. Timori per inflazione e speculazioni edilizie.
L’economia cinese nel 2009 è cresciuta oltre ogni previsione e supera il Giappone come seconda economia mondiale.
Secondo i dati dell’Ufficio di statistiche, il Prodotto interno lordo di Pechino nell’ultimo trimestre 2009 è cresciuto del 10,7%, portando l’incremento annuale all’8,7. Le previsioni per quest’anno si fermavano all’8%.
Nel 2009 l’economia cinese è cresciuta fino a un volume di 4900 miliardi di dollari Usa, pari al volume dell’economia del Giappone nel 2008. I dati 2009 di Tokyo saranno disponibili il mese prossimo, ma si attende una sua contrazione attorno al 6%. Perciò è possibile affermare che oggi la Cina ha spodestato il Giappone come la seconda economia mondiale.
Nella profonda crisi mondiale, la Cina può essere considerata il motore della crescita economica del pianeta. Ieri la Banca mondiale ha ritoccato verso l’alto, al 2,7% l’espansione mondiale, legata alla crescita del 9% in Cina. Un solo esempio: nel quarto trimestre la compagnia mineraria Rio Tinto ha accresciuto la produzione del 49%, proprio grazie alla domanda cinese.
Ma le statistiche non dicono tutta la verità. Va ricordato infatti che poiché la Cina è 10 volte più grande del Giappone, i giapponesi risultano di fatto più ricchi dei cinesi.
Lo stesso Ma Jiangtang, capo dell’Ufficio statistiche ha fatto notare che è molto difficile paragonare la Cina al Giappone. “Secondo gli standard Onu  di un dollaro al giorno – ha detto –  in Cina vi sono ancora 150 milioni di poveri… Per questo, nonostante l’incremento e la potenza economica, dobbiamo riconoscere che la Cina è ancora un Paese in via di sviluppo”.
Un altro elemento di fragilità è il fatto che la crescita del 2009 è frutto in particolare del pacchetto di aiuti contro la crisi (per 4mila miliardi di yuan; circa 400 miliardi di euro) immessi dal governo attraverso prestiti bancari alle imprese. Questo ha portato a un boom del mercato immobiliare e al timore di inflazione. Alcuni giorni fa lo stesso premier Wen Jiabao ha domandato un controllo maggiore dei crediti, dell’inflazione e delle speculazioni edilizie.
Fonte: AsiaNews, 21 gennaio 2010