La Cina costruisce la diga più alta del mondo, l’India teme gli rubi l’acqua

La Cina ha ammesso che sta costruendo una diga sul fiume Yarlung Zangbo. Il fiume nasce in Tibet ma poi scorre in India dove è chiamato Brahmaputra ed è una delle maggiori fonti idriche del Paese, da cui dipendono milioni di persone. Inoltre la diga sorgerà nella zona vicina al confine conteso tra i due Stati.

La Cina ha spiegato il progetto questo mese, in un incontro riservato con il ministro indiano degli esteri S.M. Krishna. La diga sorgerà a Zangmu a un’altezza di 3.260 metri, nella prefettura Shannan in Tibet, e lì vicino saranno realizzate anche altre 4 dighe in una valle tra le contee Sangri e Jiacha. Fonti ufficiali hanno spiegato ieri che la capacità complessiva delle dighe sarà “diverse volte” maggiore della gigantesca Diga delle Tre Gole. Per l’altezza, la zona è spesso sottoposta a condizioni meteorologiche estreme e saranno utilizzati materiali e tecnologie speciali, sviluppati dall’industria spaziale cinese. Come ad esempio un cemento speciale realizzato presso i laboratori del Centro di lancio satelliti di Xichang.

Pechino prevede di ricavare dalla diga di Dangmu non meno di 500 megawatts di energia elettrica, per soddisfare la crescente richiesta di Guangdong e Hong Kong e per venderla ai Paesi vicini come Myanmar, Thailandia, Bangladesh, Laos e Cambogia.

L’India è però molto preoccupata per il progetto, che teme possa diminuire la portata d’acqua del fiume in India e distruggere l’ecosistema dell’Himalaya. Soprattutto l’agricoltura e l’industria degli Stati nordorientali dell’India dipendono in modo pesante dal fiume Brahmaputra.

Inoltre la Cina tramite questo progetto viene a controllare in modo diretto oltre 90mila metri quadrati di terreno la cui sovranità è controversa tra India e Cina, che hanno combattuto una guerra mai formalmente conclusa e tengono tuttora nutrite forze armate nella zona.

La Cina risponde che in questo modo potrà invece sviluppare energia “pulita” e diminuire le emissioni di anidride carbonica che derivano dalla centrali elettriche a carbone.

Esperti osservano che, comunque, Pechino non ha risposto alla preoccupazione indiana che diminuisca il corso del Brahmaputra. Fonti indiane già osservano che, anche se la diga sorge in territorio cinese, comunque la legge internazionale prevede che l’opera non debba diminuire in modo importante il corso del fiume. Allo stesso modo, Pechino non ha mai risposto alle preoccupazioni di Thailandia, Laos, Vietnam e Cambogia per le dighe sul fiume Mekong nel cinese Yunnan.

L’India appare pronta a sollevare un incidente internazionale.

Fonte: AsiaNews, 24 aprile 2010

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