La Cina continua a crescere e si conferma seconda economia mondiale

Il Prodotto interno lordo della Cina è cresciuto di circa il 10% nel 2010. E’ la stima del governo e dei massimi organi finanziari cinesi. Così ha indicato il vicepremier cinese Li Keqiang (nella foto), nel corso di incontri con imprenditori a Madrid il 5 gennaio e a Berlino il 6 gennaio, durante la visita di 9 giorni in Spagna, Germania e Gran Bretagna, finalizzata anche a rassicurare governi e imprenditori che la Cina continua a crescere e ad offrire vantaggiose possibilità di investimenti. A Berlino, Li ha anche indicato che le vendite al dettaglio sono cresciute del 18,5% nel 2010 rispetto al 2009 e ha detto che l’ulteriore crescita è dipesa per il 90% dall’aumento della domanda interna. Tra i settori trainanti sono state le vendite di autoveicoli, che la Ford Motors Co. ha indicato per il 2010 pari al record di 582.467 veicoli con una crescita del 40%. In Spagna, Li ha spiegato che “la Cina ancora affronta difficoltà nel suo sviluppo e deve continuare a espandere commercio e investimenti con gli altri Paesi per assicurarsi un’ulteriore crescita”. La stima di Li conferma quella del governatore della  Banca centrale di Cina Zhou Xiaochuan, che pure ha indicato una crescita nel 2010 “intorno al 10%” e ha insistito che il governo dovrebbe promuovere una riforma economica che valorizzi sempre più le indicazioni del mercato. Li è reputato da esperti come il più probabile successore del premier Wen Jiabao, quando lascerà nel 2012. Questi dati confermano che la Cina ha superato il Giappone come seconda economia mondiale, dopo gli Stati Uniti. La crescita media del Paese è stata dell’11.4% negli ultimi 5 anni e Pechino ha detto nei giorni scorsi che si aspetta per il 2011 di proseguire “uno sviluppo stabile e relativamente rapido”. Gli analisti prevedono una crescita intorno al 9%, 3 volte maggiore di quella prevista per gli Usa e 6 volte maggiore rispetto alle stime per l’Unione Europea. Il grosso problema del Paese resta comunque l’inflazione, giunta al 5,1% a novembre. Gli aumenti colpiscono soprattutto i prezzi degli alimenti e di altri generi essenziali a danno della gran parte della popolazione, il cui reddito perde potere di acquisto, nonostante l’economia del Paese sia sempre più ricca. Questo provoca un aggravarsi del divario nella distribuzione della ricchezza, con il rischio che masse di cittadini esasperati possano protestare in piazza per questioni economiche.

Fonte: Asia News, 8 gennaio 2011

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