La Cina conduce una “campagna di abusi sessuali” contro le monache tibetane

Centri di rieducazione visti come prigioni sottilmente velate in cui monaci e monache sono completamente alla mercé dello stato.

Attivisti affermano che le suore tibetane sono detenute illegalmente e violentate sessualmente in centri di “rieducazione politica” gestiti dal Partito Comunista Cinese (PCC) in questa regione himalayana, che fa parte di una più ampia mossa per soffocare la cultura tibetana.

Il 28 maggio, il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (TCHRD) ha pubblicato un rapporto intitolato “Tortura e abuso sessuale dilagante nei centri di rieducazione politica della Cina.”

Questo non è il primo rapporto a far luce su come la Cina sta “normalizzando” le sue violazioni dei diritti umani in TibetCita la testimonianza di un monaco che ha scritto un resoconto di ciò che ha visto e sentito in uno di questi centri nella contea di Sog, nel distretto di Nagchu, in Tibet.

Secondo quanto riferito, questo rapporto è stato fatto pervenire in segreto all’ufficio estero del TCHRD. 

Mentre il monaco stava studiando in un monastero nella provincia cinese del Qinghai, che condivide il confine con il Tibet, un giorno i funzionari del governo si sono presentati avvertendo che sarebbero state adottate una serie di punizioni se non fosse partito immediatamente.

Gli hanno dato un ultimatum: torna in Tibet o arresteremo i tuoi familiari, i figli della tua famiglia saranno esclusi dalla scuola, ed ai tuoi parenti sarà vietato la raccolta di funghi bruco. Con questi funghi ed erbe si possono fare dei medicamenti  che le persone della regione usano per sostenere le loro entrate.

E’ stato incarcerato in un centro di rieducazione politica. I funzionari hanno insistito sul fatto che non era una prigione ma “una scuola”, aggiungendo che si è reso subito conto che era una menzogna.

La maggior parte di quelli detenuti al centro erano monaci e monache espulse dall’Accademia buddista di Larung Gar o dall’Istituto buddista di Yarchen Gar.

Entrambi i luoghi di insegnamento buddisti furono demoliti dal PCC. 

Secondo la testimonianza del monaco, l’obiettivo era quello del “lavaggio del  cervello” su basi politiche e ideologiche costringendoli a memorizzare canzoni “rosse” (comuniste),  le monache sono state costrette a partecipare ad  un addestramento militare cinese e sono state  istruite a criticare e denunciare i loro coetanei  leader spirituali, incluso il Dalai Lama.

Durante la detenzione di mesi del monaco ha potuto scrivere il suo resoconto. I cinesi ricorsero alla tortura, l’esempio più eclatante di ciò fu la molestia delle monache buddiste.

“Molte delle suore svengono durante il loro addestramento militare ed i carcerieri si precipitano nelle loro stanze, li ho visti accarezzare il seno e molestarle nelle parti intime e poi venivano violentate

Gli abusi sessuali da parte dei quadri di partito che aggrediscono sessualmente le suore risalgono alla Rivoluzione culturale (1966-1976), o anche prima. A quel tempo, il partito (ufficialmente ateo) ordinò che monaci e monache si dovessero sposare. Ha costretto molti a rapporti sessuali nel tentativo di distruggere le loro convinzioni religiose.

Nel novembre del 1988, la BBC britannica trasmise un documentario girato segretamente in Tibet, descrivendo in dettaglio le esperienze di 12 tibetani che avevano subito abusi per mano del partito.

Una monaca pianse mentre ricordava il terrificante trattamento che aveva subito.“I miei abusatori mi hanno ammanettato, mi hanno portato in una stazione di polizia e mi hanno spinto a terra. Mi hanno calpestato il volto, mi hanno toccato il petto e preso a calci, poi si sono tolti i vestiti e tre o quattro persone ci hanno violentato con un bastone”.

Un’altra monaca ha aggiunto: “Siamo state continuamente violentate da sette o otto persone, e dopo ci hanno lasciato nude”.

Ci sono molti casi registrati di monache buddiste tibetane violentate dalla polizia e dalle guardie carcerarie del Partito Comunista.

Alcuni attivisti sostengono che questa è una politica disposta per indebolire l’influenza dei templi buddisti, dal momento che le religiose non possono continuare a servire l’ordine dopo che sono state ” oltraggiate”.

Ma mentre prima questi centri erano principalmente focalizzati sul soffocamento del dissenso o su qualsiasi minaccia percepita al dominio del Partito Comunista attraverso i mezzi di soppressione, ora stanno cercando il modo più aggressivo di “trasformare” i loro reparti.

Gli ex detenuti dicono che le condizioni sono diventate più militarizzate e simili a campi di prigionia, con marce forzate, esercitazioni e canzoni patriottiche ormai nella norma.

I critici dicono che Pechino sta cercando di smantellarli spiritualmente offendendo le loro convinzioni e sottoponendoli ad atti che vanno contro la loro religione e contro ogni etica e moralità, incapaci di riprendere la vita monastica al loro rilascio.

Alcuni attivisti affermano che vogliono separare gli intellettuali, monaci e monache tibetane dalle loro tradizioni e credenze e trasformarli in cinesi Han rispettosi degli usi e costumi della Cina e fedeli al PCC. 

Da quando i comunisti invasero il Tibet nel 1950, costringendo un giovane Dalai Lama a fuggire in India per trovarci rifugio nel 1959, ha considerato questi guardiani della cultura tradizionale e delle credenze religiose del Tibet come una minaccia.

Le organizzazioni per i diritti dei tibetani stanno ora sollecitando la comunità internazionale a intervenire mentre questa oppressione decretata dallo stato raggiunge quello che viene descritto come un “nuovo livello di terrore” con i centri considerati nient’altro che “campi di riforma del lavoro” mascherati.

La Società Internazionale per i Diritti Umani (ISHR) dichiara:

Durante il loro periodo nei campi di rieducazione i prigionieri politici femminili sono particolarmente a rischio di diventare  vittime di stupri anche di gruppo.

Le vittime vengono abusate dalla polizia e dai carcerieri o vengono messe nelle celle con detenuti maschi. Alcune donne sono già denudate prima di essere messe nella cella. Gli aguzzini poi le rinchiudono nelle celle con i detenuti consapevoli che possono abusare della donna senza aver bisogno di temere alcuna punizione. Anche i prigionieri politici maschi diventano vittime di abusi sessuali da parte di detenuti o guardiani omosessuali.

Aggiunge che secondo testimonianze di sopravvissuti alle torture, la perversione di alcuni membri di queste istituzioni di sicurezza cinesi non ha limiti. Poliziotti e membri del Ministero della Sicurezza di Stato hanno ad esempio utilizzato nelle carceri vari oggetti, come bottiglie, bastoncini e spazzole, nella vagina o nell’ano delle vittime.

Le vittime di questi abusi trovano particolarmente difficile denunciare queste brutali esperienze.

I colpevoli hanno l’approvazione e agiscono nelle intenzioni del PCC, non devono temere che le loro azioni vengano punite.

Invece gli avvocati dei diritti umani e gli attivisti per i diritti civili che chiedono l’attuazione della convenzione sulla prevenzione della tortura ratificata ufficialmente diventano vittime di molestie, intimidazioni e arresti. Vedasi ad esempio, il caso del famoso attivista per i diritti umani Gao Zhisheng.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation Italia ONLUS


Fonte: ISHR, UCAnews, 1/08/2018

Versione inglese, UCA news:

China waging ‘sexual abuse campaign’ against Tibetan nuns

Rapporto (Report) ISHR:

Systematic Torture in the People’s Republic of China

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