La Cina celebra il suo roseo futuro senza fare i conti con presente e passato

La Cina ieri si è fermata per ore, per assistere alla televisione al chiaro messaggio che Pechino ha voluto mandare al mondo: la Cina è cresciuta e rivendica il suo posto tra le potenze mondiali, sotto la guida indiscussa del Partito comunista.

La cerimonia è stata curata nei minimi particolari: la mattina su Pechino incombevano nuvole minacciose e subito il cielo è stato bombardato con 432 razzi carichi di ioduro d’argento, che in breve ha regalato un cielo azzurro limpido, come già era stato fatto per l’inaugurazione delle Olimpiadi un anno fa. Costo: circa 2mila yuan a razzo, meno di un milione di yuan (100mila euro) in totale.

Per la parata militare il presidente Hu Jintao ha indossato una casacca verde-grigio (nella foto) simile a quella sempre portata da Mao Zedong, confezionatagli proprio per l’evento. Come Mao, egli ha sfilato a bordo di una limousine 12 cilindri rosso-comunista davanti alle truppe schierate ripetendo: “Vi saluto, compagni!”, e ricevendo la risposta: “Salute, capo!”, o anche: “Serviamo il popolo!”. Ha pure sfilato tenendo per mano una ragazza tibetana da un lato e una uiguri dall’altro, sebbene nel discorso abbia evitato ogni accenno ai problemi delle di Tibet e Xiniang. Un grande schermo nella piazza mostrava immagini di tibetani felici, ma molti commentatori si sono chiesti se non fossero, invece, etnici han in costume tibetano.

In una curata simbologia, sono stati ricordati i successi della Cina in ogni campo e hanno sfilato numerosi cinesi illustri: dall’ex campione olimpico Liu Xiang all’astronauta Zhai Zhigang che ha fatto la prima passeggiata cinese nello spazio.

Alla cerimonia erano presenti, fianco a fianco, i leader passati e presenti e il ritratto di Hu è stato esposto accanto a quelli di Mao e dei suoi successori Deng Xiaoping e Jiang Zemin, per significare la continuità della leadership comunista e dare a Hu un posto pari ai predecessori.

Dalla celebrazione della Repubblica del Popolo di Cina era assente proprio il popolo: in piazza Tiananmen e lungo il percorso della sfilata erano presenti le autorità e ospiti selezionati soprattutto tra i 75 milioni di membri del Pcc che formano la dirigenza politica e che controllano le forze armate. Invece la gente è stata “invitata” con una campagna martellante a restare a casa e a guardare in televisione la parata lungo il Boulevard Changan. Le misure di sicurezza erano massime e non hanno avuto fortuna i molti, soprattutto turisti esteri, che hanno cercato di “infiltrarsi” non invitati: come se la Grande Cina che si confronta con le potenze mondiali, si sentisse molto poco sicura verso i suoi cittadini, tanto da doverli tenere a distanza di sicurezza dai suoi leader in festa. Tanto da aver dovuto arrestare, nell’ultimo anno circa, numerosi attivisti pro-democrazia e difensori dei diritti umani, anche per impedire loro di organizzare proteste e iniziative in occasione di questa celebrazione.

La Cina ha comunque partecipato con orgoglio alla festa e ha ricordato gli ultimi 30 anni di rapida crescita economica e internazionale, dopo 30 anni di isolazionismo e dopo avere subito ripetuti soprusi nei precedenti 200 anni. Ma chi già c’era 60 anni fa ricorda l’annuncio di Mao, ma anche le centinaia di migliaia di persone perseguitate durante la Rivoluzione Culturale e i milioni di morti per la Grande carestia, eventi che il Pcc non ha mai sconfessato e dei quali è tuttora vietato parlare in modo difforme dalla versione ufficiale.

Fonte: AsiaNews, 2 ottobre 2009

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