La Cina caccia il prete trevigiano «È nella lista nera del regime»

C’è anche un missionario veneto nella «lista nera» di coloro (missionari, preti e vescovi) ai quali viene impedito l’ingresso in Cina. Un gesto considerato dagli osservatori come «reazione» alla scomunica vaticana di alcuni vescovi cinesi ordinati in maniera illecita dalla Chiesa «patriottica » sostenuta dal regime di Pechino. Si tratta di Padre Gianni Criveller, trevigiano doc (nato a Conscio nel 1961), è una vera e propria autorità in materia di questioni religiose cattoliche di Cina. L’anno scorso a maggio, a Roma, consegnò personalmente a Benedetto XVI la sua biografia su Matteo Ricci, il pioniere delle missioni cattoliche moderne di Cina («Matteo Ricci: missione e ragione», ed. Pimedit). Dal 1989 il sacerdote del Pontificio istituto missioni estere (Pime) vive in Asia: inizialmente ha r i s i e d u t o a Taiwan per i primi anni di studio della lingua dopo essersi laureato in teologia a Napoli sotto la guida di Bruno Forte. Quindi, da metà anni Novanta padre Gianni abita a Hong Kong, dove insegna all’Holy Spirit Study Centre della locale Chiesa cattolica di Hong Kong e collabora con l’Istituto (protestante) di Studi Sino-cristiani. Criveller ha tenuto corsi anche alla Bejing University, all’Università del Popolo, con sede nella stessa capitale, e all’Universitá di Fudan (Shanghai). Ma fin dal 1998 Criveller ha effettuato frequenti «puntate » in Cina dove (sembra un assurdo oggi) era guest professor («docente invitato ») di storia del cristianesimo in alcuni importanti atenei statali del Paese comunista. «Era», perché da poche settimane padre Criveller ha vissuto l’amarezza di dover lasciare Pechino su indicazione delle autorità locali. «Riconosciuto esperto straniero della storia del Cristianesimo in Cina, Criveller aveva ottenuto un visto per poter lavorare come accademico a Pechino ed era stato coinvolto in un importante programma di ricerca presso una delle più prestigiose università della città», ha scritto ieri sul sito Vatican Insider del quotidiano La Stampa il giornalista Gerard O’Connell. «A fine luglio, di ritorno da una visita a Hong Kong, è stato bloccato all’aeroporto internazionale di Pechino, trattenuto lì una notte intera e messo sul primo volo per Hong Kong, il mattino successivo, ancora senza alcuna spiegazione». In pratica, Criveller risultava «schedato» dalle autorità cinesi le quali, appena lo hanno visto rientrare nella sua patria di adozione, lo hanno allontanato dal Paese. Il commento di padre Criveller è giunto sull’home page del sito www.missionline.org: «Proprio nell’anno del venticinquesimo di sacerdozio, poche settimane fa, ho vissuto l’amarezza dell’improvvisa e brusca interruzione del mio progetto, ovvero aiutare in modo qualificato studenti e studiosi cinesi nelle loro ricerche sul cristianesimo, progetto che corrispondeva all’intenzione originaria della mia destinazione in missione nel 1989». Il missionario trevigiano, che a Hong Kong viene spesso intervistato dall’emittente Usa Cnn come opinionista sulle questioni tra Cina e Santa Sede, commenta con cristiano realismo la disavventura occorsagli: «I missionari che oggi tentano di seguire le orme di Matteo Ricci in Cina e di raccoglierne l’eredità sperimentano simili successi e sconfitte, analoghe difficoltà culturali, psicologiche e politiche». Ma non è detta l’ultima parola: padre Criveller spera che, passata la tempesta, possa tornare il sereno tra lui (e la Chiesa di Roma) e Pechino. Proprio come fu con Matteo Ricci.

Lorenzo Fazzini

Fonte: Corriere del Veneto, 13 ottobre 2011

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