La Cina blocca i siti esteri su Google

Stop a Google. La Cina ha ordinato di «sospendere le ricerche sulla rete estera» alla versione in lingua cinese del motore online più utilizzato al mondo. Non solo: ai dirigenti di Google. cn, convocati dai funzionari del Ciirc, l’agenzia incaricata di sorvegliare i contenuti «illegali », è stato anche chiesto — riporta l’agenzia Xinhua (Nuova Cina) — di bloccare la «tendina » che suggerisce automaticamente le parole da lanciare sul web. Quest’ultima funzione è già stata annullata, mentre nelle ultime ore sembra ancora possibile «vedere» alcuni siti stranieri. Secondo il Financial Times, è il «colpo più duro» mai inferto dai cinesi al motore di ricerca, operativo ormai da quattro anni nella Repubblica popolare.

In passato, a Google (ma anche a Yahoo! e altri portali) era stato imposto di filtrare le pagine politicamente scomode, perché contenenti riferimenti ad argomenti tabù come la rivolta di piazza Tienanmen o le istanze dei tibetani. Venerdì, la scure delle autorità si è scagliata apparentemente sui contenuti «sconci» accessibili attraverso il motore di ricerca. Il Ciirc ha «condannato con fermezza» Google.cn, ingiungendo di «pulire a fondo le pagine volgari e pornografiche raggiungibili a partire dai suoi siti». Google Cina, era in sostanza l’accusa, non ha installato i filtri per il blocco della pornografia come impone la legge della Repubblica popolare. I manager del motore di ricerca hanno inteso istantaneamente il messaggio, che evidentemente non si riferiva soltanto ai contenuti «pornografici» ma a tutti quelli considerati «illegali » in Cina: le critiche al regime. Dopo la convocazione, è arrivata la notifica della «punizione»: la sospensione dei servizi di ricerca sulle pagine web straniere. Pronta la risposta. In un comunicato, Google assicura di «prendere costantemente misure contro i siti pornografici, in particolare quelli che possono danneggiare i bambini, su Internet, in Cina». Il motore di ricerca «sta incrementando i suoi sforzi» e «farà tutto il possibile per rimuovere i contenuti volgari », assicura il testo.

Insomma, l’azienda ha affrontato «rapidamente la questione », in modo da soddisfare le richieste. E si può ben capire perché: la Cina, con i suoi 300 milioni di navigatori, è il Paese con il maggior numero di utenti al mondo, quindi il mercato più ricco dal punto di vista del web. Come se non bastasse, è ancora in grande espansione, con un bacino potenziale che rasenta il miliardo di persone: impossibile rimanerne fuori. Considerato che, oggi, Google ha conquistato il 30 per cento degli utenti abituali, molti, riporta ancora il Financial Times, si chiedono a chi giovi «rallentare » le operazioni cinesi del motore. Alcuni manager Usa, i cui commenti sono stati riportati dal quotidiano economico londinese, alludono alla recente norma che imporrà un filtro in tutti i nuovi pc sin dalla vendita: «I cittadini cinesi sono furiosi per un’iniziativa da “Grande Fratello”, prendersela con Google serve solo a distrarre l’attenzione ». Altri fanno notare come il motore di ricerca «nazionale », Baidu, sia sempre più incalzato dalla popolarità di Google e quindi potrebbe aver chiesto di «arginare» il concorrente.

fonte: Il Corriere della Sera, 21 giugno 2009

Vai all’articolo del Corriere della Sera

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